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quinta-feira, 1 de novembro de 2012

CAMMINO ASCETICO E MISTICO DELLA MADRE SPERANZA

CAMMINO ASCETICO E MISTICO DELLA MADRE SPERANZA
Mario Gialletti fam
Il relatore al quale sto per dare la parola è padre Mario Gialletti fam, che, credo, non abbia bisogno di presentazione. Chi frequenta con assiduità il Santuario sa che padre Mario Gialletti ha raccolto costantemente tutta la documentazione storica relativa alla vita della Madre; attualmente è Presidente della Commissione Storica per il Processo di Canonizzazione della Madre.
Nel suo intervento egli ci aiuterà a conoscere la vita ascetica e la vita mistica di Madre Speranza.
Ho lavorato per alcuni anni per il processo di canonizzazione della Madre e ho avuto modo di conoscere e approfondire un ricco cammino ascetico e mistico che la Madre ha percorso nella sua vita. Un cammino che è l'unico termine di misura della sua grandezza; anche la Madre - come lo è per tutti i santi - è grande e da ammirare non per le opere ammirevoli che ha fatto, non per le cose strepitose che in alcune circostanze ha potuto compiere, non per i «miracoli» che le si attribuiscono, ma è grande solo per quello che è nella sua vita, nella sua capacità di amare, di volere, di pensare, di essere; tutte le altre cose (e non solo i miracoli) le ha fatte solo il Signore, ma il Signore le ha potute fare, servendosi di lei, solo perché essa si è lasciata plasmare dalla Sua volontà divina e ha collaborato all'opera con la quale Dio la chiamava a realizzarsi nella santità.
Ascetica e mistica non sono due realtà staccate e indipendenti tra loro; tutte e due trattano del cammino dell'uomo verso Dio nel tendere alla santità; tutti gli uomini sono chiamati a tendere alla perfezione.
Guardando questo cammino, l'ascetica si sofferma di più a considerare l'impegno e lo sforzo che l'uomo fa per adeguarsi a questo cammino; mentre la mistica si sofferma di più a vedere l'opera di Dio, l'iniziativa di Dio, le occasioni che Dio offre all'uomo e la pedagogia che Dio usa per aiutare l'uomo a fare questo cammino.
«La mistica consiste - secondo il padre Gabriele di S. Maddalena - nella misteriosa operazione dello Spirito Santo nell'anima, con cui egli la conduce ad un nuovo modo di conoscere e di agire, superiore a quello ordinario e che deriva... dall'amore passivo suscitato nell'anima dallo Spirito Santo... Questa ispirazione conduce... ad un nuovo modo di conoscere più adeguato alla realtà divina che non la conoscenza concettuale ordinaria... Perciò, invece di nuovi concetti, nasce nell'anima un inesprimibile senso di Dio».
A Dio che invita e che offre occasioni e aiuto per entrare in questo cammino, l'uomo resta libero di aderire o di opporsi, può collaborare o frenare o ostacolare questo progetto di Dio.
Appare evidente, quindi, che non si può confondere la vita mistica con alcuni fenomeni così detti paramistici, come sono le visioni, le estasi, le locuzioni, le bilocazioni, le stimmate, ecc; questi fenomeni non sono costitutivi della vita mistica; alcune volte possono accompagnare la vita mistica, ma ci può essere vita mistica anche senza questi fenomeni.
a) Da qui ne viene che un cammino verso la santità, nel suo aspetto mistico, può essere impedito dalla non collaborazione dell'uomo; ed è ciò che succede nella vita della maggior parte di noi tutti.
b) Da qui ne viene che ci può essere ascetica che non arriva alla mistica; ma non ci può essere mistica senza ascetica, perché la mistica presuppone un cammino ascetico molto impegnato e disposto a superare prove non facili. L'ascetica conduce alla mistica.
c) Da qui ne viene che un processo di canonizzazione potrebbe essere condotto in due diverse maniere:
- una analitica, cioè con un esame dettagliato di come una persona ha vissuto le diverse virtù e se le ha vissute in modo eroico;
- una deduttiva, cioè provando che una persona ha avuto dei fenomeni mistici e questo da solo già basterebbe a dimostrare, perché lo presuppone, che abbia avuto anche un serio cammino ascetico con esercizio eroico delle virtù.
Normalmente si preferisce la prima perché è la più facile e la più sicura da provare.
E' necessario conoscere i criteri della vita mistica perché il cammino ascetico e il conseguente sforzo che l'anima mette per tendere alla santità è efficace e autentico solo in misura di quanto si ispira ai criteri della vita mistica, cioè in misura di quanto si orienta e si adegua ai criteri con cui Dio conduce l'anima.
I maestri della vita spirituale paragonano lo sviluppo della vita interiore allo sviluppo della vita naturale dell'uomo. Anche nella vita interiore c'è una infanzia, una giovinezza e una maturità; tre tappe che vengono descritte con nomi diversi: vita dei principianti, dei proficienti e dei perfetti; vita purgativa, illuminativa, unitiva; notte passiva dei sensi, notte passiva dello spirito, ecc o, più semplicemente, prima, seconda e terza conversione.
La prima
conversione avviene quando l'anima si decide per Dio, per esempio scegliendo la vita religiosa consacrata.
La seconda
è «caratterizzata da una specie di strappo, fatto più da Dio che dall'anima, con il quale questa rompe l'ultima difficoltà che le impedisce la dedizione totale a Dio»

. E' caratterizzata da una forma di vita interiore profonda, che favorisce lo sviluppo della Grazia.
La terza
si opera durante la vita unitiva nella quale l'uomo scompare completamente per lasciar posto a Dio.
Nella nostra Madre questo cammino, a nostro conforto, è molto evidente ed estremamente generoso. Vorrei fare appena un cenno del primo periodo dell'itinerario spirituale della Madre, della sua vita ascetica, per poi parlare invece della sua vita mistica, quella che suppone un intervento speciale e misterioso dello Spirito Santo, intervento che purifica, illumina, porta alla conoscenza profonda e misteriosa delle verità rivelate e dello stesso Dio.

Il primo periodo della vita spirituale della Madre
Il primo periodo della vita spirituale della Madre
lo identificherei con gli anni che vanno dal 1914 al 1921, gli anni che la Madre ha vissuto a Villena, religiosa nel Convento delle Figlie del Calvario. Sette anni che fanno molta impressione per il cammino ascetico che la Madre si è proposta.
Partita da casa il 15 ottobre 1914, festa di santa Teresa d'Avila, con l'idea di farsi santa, grande santa come Teresa; nel 1916, prima di emettere i voti definitivi provò la grande paura di non riuscire a farsi santa in quell'ambiente, ricco di austerità ma dove abbondava anche una grossa difficoltà a vivere la carità e la comunione fraterna. Poi trovò la soluzione nella parola di Dio: «Comportatevi come Cristo Gesù: Egli era come Dio, ma non pensò di dover conservare gelosamente il fatto di essere uguale a Dio. Rinunziò a tutto; scelse di esser come servo e diventò uomo tra gli uomini... Abbassò se stesso e fu obbediente a Dio sino alla morte, alla morte in croce...». Fece la scelta di rinunciare a tutti i suoi diritti come persona umana, il diritto a essere amata, compresa, rispettata; scelse con coraggio la parte della serva: poter essere utile agli altri, nella sua comunità voleva essere considerata non più come una persona, ma come una scopa della quale chiunque se ne fosse potuto servire, per qualunque tipo di servizio, trattandola con garbo o no, senza che essa - come la scopa - avesse potuto mai rifiutarsi o sertirsi offesa.
Una scelta decisamente coraggiosa che appare ancora più eroica perché sembra che in questi sette anni di Villena non ci siano stati interventi straordinari da parte di Dio per sostenerla; solo la sua volontà, la sua scelta, il suo coraggio; la sua parte umana che ha scelto un cammino ascetico molto deciso.

Il secondo periodo della vita spirituale della Madre
Proprio su questo cammino ascetico, che potremmo identificare con la prima conversione, si inserisce il cammino mistico con il secondo periodo della vita spirituale della Madre.
San Giovanni della Croce
scrive: «...Cristo è come una miniera ricca di immense vene di tesori, dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezze. Perciò san Paolo dice del Cristo: "In Cristo si trovano nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza" (Col 2, 3) nei quali l'anima non può penetrare, se prima non passa per le strettezze della sofferenza interna ed esterna. Infatti a quel poco che è possibile sapere in questa vita dei misteri di Cristo, non si può giungere senza aver sofferto molto, aver ricevuto da Dio numerose grazie intellettuali e sensibili e senza aver fatto precedere un lungo esercizio spirituale, poiché tutte queste grazie sono più imperfette della sapienza dei misteri di Cristo, per la quale servono di semplice disposizione»

.
Anche la nostra Madre ha vissuto questo periodo che, attraverso la purificazione passiva dei sensi e attraverso la purificazione passiva dello spirito, la porterà all'unione completa con Dio.
La notte passiva dei sensi.
Da come si esprimono i maestri della vita spirituale, da come si è espresso anche san Giovanni della Croce, ogni anima, prima di entrare nella vita mistica, deve passare la notte passiva dei sensi.
Mi pare opportuno ricordare i segni e le prove che accompagnano questo momento per vedere come anche la nostra Madre ci sia entrata in pieno. Secondo san Giovanni della Croce i segni e le prove di questo periodo sono:
- aridità spirituale. L'anima non trova consolazioni sensibili né nelle cose di Dio né in quelle create. Il fatto che l'anima non trovi consolazione nelle cose terrene è una prova che la sua aridità non viene da mancanze commesse.
- ricerca accorata di Dio e sofferenza perché non lo si serve; l'anima si preoccupa perché ha l'impressione di tornare indietro nel cammino spirituale.
- incapacità a meditare in modo discorsivo e ragionato.
- particolarmente provati anche da violente tentazioni, specie sulla carità e la pazienza. Alle tentazioni si aggiungono altre prove come malattia, perdita delle amicizie sulle quali si faceva molto affidamento, e, a volte, anche la persecuzione del demonio che cerca di spaventare l'anima anche con torture fisiche.
Nella Madre ritroviamo molto evidenti questi segni e queste prove: aridità, ricerca accorata di Dio, preghiera affettiva, tentazioni e prove.
Mons. Lucio Marinozzi ricorda quanto la stessa Madre gli raccontò in merito: «... nel primo periodo di vita claustrale fu improvvisamente colta da dubbi contro la fede: tenebre fittissime; era nella persuasione che tutto è vano, che non si dà sopravvivenza dell'anima, che non c'è paradiso, che Cristo non è affatto Dio ma solo un uomo generoso che ha visto crollare tutti i suoi ideali con la morte. Questa suggestione era più forte di lei e la dominava tutta.... La prova durò vari mesi; non le venne però l'idea di abbandonare il convento e ritornare nel mondo; continuò la sua vita di claustrale osservantissima...».
Un giorno la maestra di novizie le chiese cosa avevano letto durante la meditazione. Lei non lo sapeva, perché durante la meditazione «cercava di ascoltare il Signore e gli chiedeva di aiutarla a vedere tutto quello che in lei gli dispiaceva». Evidentemente la Madre era passata dalla meditazione discorsiva alla meditazione affettiva che, secondo santa Teresa, pur non essendo ancora contemplazione infusa, è una preghiera che si avvicina ad essa.
a) Dio provò la Madre con diverse malattie
Nel 1922, a soli 29 anni, dovette essere operata al basso ventre da tumore. Come conseguenza di questa operazione restò nella Madre un'ernia, dalla quale fu operata per altre due volte, nel giro di appena sette mesi e lasciò esiti dolorosissimi.
Dal 1924, forse come conseguenza delle operazioni, ebbe una gastrite che la fece molto soffrire: aveva continui vomiti di sangue, impossibilità di mangiare, perdita della conoscenza, ecc. Il 15 febbraio stava talmente male che le fu amministrata l'Estrema Unzione e il Viatico.
In breve: Madre Speranza è stata la «serva dei dolori». Forse le sue malattie erano misteriose, inviate da Dio per la sua purificazione. Si potrebbe affermare che le malattie e i dolori fortificarono il suo spirito e perfezionarono in lei le virtù della speranza e della fede. La Madre imparó che nella sofferenza dobbiamo porre in Dio la nostra fiducia, la nostra speranza. Rafforzato il suo animo nel dolore, imparerà a valorizzare il dolore di Cristo e ad affrontare le altre prove che le manderà il Signore.
b) Umiliazioni
In questi anni la Madre provò anche terribili umiliazioni, persino la perdita della stima e dell'onore. Lo stesso confessore la volle provare nell'umiltà facendola passeggiare per le strade di Madrid in piena estate con un ombrellone grande come quello che portavano i carri dei vinattieri, così come se fosse il pagliaccio o buffone del circo. Un'altra volta lo stesso confessore, per provarla nella sua vanità, le fece fare, per alcuni giorni, l'ufficio di portinaia nel collegio di Vicálvaro, con l'obbligo di ricevere i visitanti con la pettina sporca di cioccolato.
Non meno grave fu l'umiliazione che dovette soffrire la Madre quando il confessore le fece ricevere alcune persone, che venivano dalla diocesi di Pasto, mangiando un pezzo di pane, come se fosse una stupida.
c) Persecuzioni
Nel 1925 la Madre Speranza fu trasferita a Vélez Rubio, al sud della Spagna. Lí soffrí delle persecuzioni ingiustificate che purificarono il suo spirito. Fu accusata di rubare le cose del collegio. La madre superiora, convinta che fosse la Madre Speranza a far sparire le cose, la fece rinchiudere in una cella di isolamento per sette mesi. La Madre non solo perdette l'onore, essendo stata condannata come ladra, ma soffrí la grave punizione nella completa solitudine. «Passavo le notti — racconta — guardando il cielo e, in quella solitudine, ho imparato ad amare». Commentando ancora questo fatto, essa stessa ancora dirà: «Ho sofferto molto al vedere che ero accusata di cose che non avevo neanche pensato. La mia natura ribelle mi spingeva a scusarmi ma, fissando lo sguardo sul Crocifisso, trovavo forza per non farlo. Mi vedevo disprezzata da tutti, sola, senza affetto di nessuno, privata anche del necessario e nello stesso tempo ero felice, molto felice senza staccare lo sguardo dal Crocefisso che mi dette la forza per tutti quei sei mesi di isolamento.»
d) Privata della presenza di Gesù
Racconta la signorina Pilar di aver sentito dalla Madre che la prova più grande fu la mancanza delle consolazioni divine. Gesù, che si faceva spesso presente durante il momento di sofferenza, si occultò per ben due anni e fu grandissimo il dolore della Madre perché pensava di essere colpevole e indegna della presenza di Gesù. Fu così grande la sua pena e pianse tanto da rimanere quasi cieca. Sarà questo il motivo per cui dovette mettersi gli occhiali? Questa prova è documentata anche dalla corrispondenza che la Madre aveva con il Padre Postius, il direttore spirituale che le aveva imposto il vescovo di Madrid.
Il 3.III.1931, riferisce al padre Postius che l'anno 1930, era rimasta sola nel portare avanti l'opera della fondazione della congregazione, senza avere neppure il conforto della presenza di Gesù: «la bufera aumentó e il buon Gesù non si fa più vedere». Nel dicembre dello stesso anno 1930 la Madre soffre ancora perché Gesù non si fa presente. L'assenza prolungata di Gesù preoccupa la Madre, la quale scrive angosciata al direttore spirituale: «...Io non posso neanche pensare che Gesù non verrà più!... non può essere che mi lasci sola in questo pantano...!»
. A marzo dello stesso anno, anche se privata della presenza di Gesù, la Madre accetta questa prova e scrive al direttore spirituale: «Io seguo come sempre, nel buio; ma non perdo né la fiducia né la pace... son certa che Gesù, anche senza farsi vedere, mi protegge continuamente.» A volte si scoraggia perché pensa che senza la presenza di Gesù lei non può portare avanti l'opera e teme di sciupare tutto, come scrive al padre Postíus il 25 ottobre, lagnandosi che Gesù si era nascosto da undici giorni. Il direttore spirituale la invita a saper accettare queste assenze di Gesù con rassegnazione ed essa risponde dicendo la sua paura di fare errori da sola. Anche lo stesso Gesù la invita a maturare, a saper prescindere dalla sua presenza.
e) Perdita delle amicizie
La madre aveva posto tutta la sua fiducia nel padre Antonio Naval, suo confessore. Quando il buon Gesù le chiese di fondare una nuova congregazione, fu il padre Naval ad incoraggiarla. La Madre si sentiva forte e sicura seguendo i suoi consigli. Il padre le aveva promesso di non abbandonarla mai. Pochi giorni dopo il povero padre, dovette comunicare alla madre Speranza che non poteva più aiutarla, perché il vescovo glielo aveva proibito. Così la Madre si vide sola, perseguitata, scomunicata dal vescovo di Madrid, osteggiata dalle superiore che vedevano nel suo gesto una disgregazione della propria congregazione. Un'immensa tristezza invase l'anima della Madre, ma, sicura della volontà del Signore, imparò a porre in lui solo la sua fiducia.
La notte passiva dello spirito.
Santa Teresa, parlando di questa notte, nella sesta mansione, afferma che se l'anima fosse a conoscenza di quello che deve soffrire non troverebbe forse la forza di affrontare tale purificazione. Tra le altre prove, e non è questa la più grave, vi sono gli scherni di coloro che riteneva amici: dicono che «vuol farsi la santa»; «che fa tutto il possibile per ingannare il mondo e per rovinare la gente». Gli amici più intimi e i collaboratori più stretti l'abbandonano. Diventano anzi i più accaniti contro di lei; arrivano a dire che è un'anima dannata, che è una persona ingannata, che son cose del demonio, che inganna confessori, ecc. A queste sofferenze si aggiunge la guerra del demonio, al quale Dio permette di provare l'anima. «Sono molte - prosegue santa Teresa - le cose che la fanno soffrire con una oppressione interiore così sensibile e intollerabile da poterle paragonare solo alle pene dell'inferno...»
.
Si direbbe che questa è una descrizione delle sofferenze sopportate dalla Madre durante la notte passiva dello spirito, nella quale - probabilmente - la Madre è entrata verso la fine dell'anno 1939 e che la accompagnerà per 12 o 13 anni, fino all'aprile del 1952.
Le prime sofferenze arrivarono alla fine del 1939, quando diverse religiose che l'avevano seguita lasciarono la Congregazione. Calunniata e derisa dalle sue più strette collaboratrici, da sacerdoti e perfino da vescovi, è portata come una rea davanti al tribunale del Santo Ufficio e sospesa dall'incarico di superiora generale. Il giorno 11 aprile l941, giovedì santo, sente l'abbandono di Cristo nell'orto del Getsemani. Come Lui, si sente perseguitata da tutti e accetta con serenità la sentenza che sta per emanare il Santo Ufficio. Mentre assisteva agli uffici nella parrocchia, disse a Gesù: «Le autorità della mia madre Chiesa si stanno occupando tanto in questo tempo di questa povera creatura; che ne sarà della mia amata Congregazione? Il mio cuore arde del tuo amore e con Te, Signore, io aspetto tranquilla la sentenza che avrei desiderio mi fosse comunicata proprio oggi, giovedì santo, per essere condannata come Te, proprio in questo memorabile giorno»
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Ed infatti, lo stesso giorno le fu comunicata la sentenza: il Santo Ufficio la destituiva dai suoi attributi di superiora generale. Grande fu il suo dolore; lo sopportó con serenità; si propose di occupare la cella più umile e di dedicarsi ai lavori propri delle suore converse, mentre chiede perdono per i suoi persecutori
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A Roma, nell'anno 1942 soffrì per una gravissima malattia che i medici ritenevano mortale. Sopportò con pazienza il dolore ed era disposta a morire. Il 29.VIII.1944 perdette la sua amica intima, Pilar De Arratia, l'amica più cara che era stata il suo sostegno: la metà della sua anima, come diceva Sant'Agostino quando perdette un suo amico. La Madre non ha più una persona con cui confidarsi. Dovrà riporre in Gesù tutta la sua fiducia.
A queste tribolazioni bisogna aggiungere le sofferenze interiori, più dolorose ancora, che purificano e temprano l'anima della Madre. La tristezza dell'anima, le pene interiori proprie di coloro che attraversano la notte oscura dello spirito, cominciò a sentirle la Madre nel 1940. Nel mese di febbraio di quell'anno scriveva: «Oggi, Gesù mio, con il cuore pieno di dolore, mi sono dimenticata che per vivere felice in questo esilio il rimedio migliore resta solo quello di amare la croce, che è la cosa che mi fa più simile a Te... Con l'aiuto del buon Gesù e per Lui io devo vivere soffrendo e morire amando, consumata dal fuoco dell'amore»
. Gesù non si fa più vedere e lei soffre perché ritiene che le si nasconda a causa dei suoi peccati. Il 4 ottobre rivolge a Gesù questa bellissima preghiera: «Ti cerco, Gesù mio, e non ti trovo; ti chiamo e non ti sento!... Che tormento, Gesù mio! Che martirio! solo Tu lo puoi apprezzare...».
Solo nel 1952, dopo una lunga serie di prove e sofferenze, quasi all'improvviso ci troviamo con una sorpresa. Scrive infatti il 4 aprile 1952: «Oggi posso dirti che mi sento felice, tanto felice, perché mi hai detto che finalmente ho acquisito quell'atteggiamento che Tu desideravi da me o, meglio detto, che Tu hai infuso in me ed è che io pensi sempre solo a Te e che il mio cuore e la mia mente siano fissi sempre in Te e che niente e nessuno mai mi possa distrarre da Te...». Come si vede, c'è stato un cambiamento radicale. La Madre ormai si sente tutta del Signore. Cristo si è impadronito ormai della sua volontà. E` arrivata a quell'unione totale che tanto desiderava.

Il terzo periodo della vita spirituale della Madre: l'unione trasformante.
Santa Teresa parla a lungo dell'unione trasformante dell'anima con Dio e degli effetti che causa in essa. Secondo Santa Teresa di solito c'è una visione splendente di Cristo glorioso. Dio fa capire all'anima il mistero della Santissima Trinità e tramite una visione intellettuale le fa capire che tutte e tre le Persone abitano nel centro più profondo dell'anima. L'anima vive sempre alla presenza della Santissima Trinità e, appena libera dalle sue occupazioni, passa il tempo in loro dolce compagnia.
Gli effetti che provoca nell'anima sono diversi.
Il primo effetto è un dimenticarsi completamente di se stessa: pensa soltanto alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Sembra che abbiano fatto effetto le parole dette da Dio all'anima e cioè: lei pensi alle cose di Dio che Lui penserà alle cose sue; l'anima dimentica tutto, vuol essere «nada en nada».
Il secondo effetto è un grande desiderio di patire, ma senza le inquietudini che aveva prima. L'anima desidera soltanto fare la volontà di Dio. Di nulla si lagna, nulla chiede. Accetta tutto con grande tranquillità come volontà del Signore. L'anima prova una grande felicità e una grande pace. Riesce non soltanto a perdonare i suoi nemici, ma li ama di amore sincero e desidera le cose migliori per essi. Non ha desiderio di morire per godere della presenza di Dio, ma desidera vivere per servirlo ancora.
Prova anche un grande distacco da tutto. Desidera soltanto essere sola, in compagnia con Dio. Non sente più aridità né dolori, ma una grande pace. Sta completamente assorta nella contemplazione di Dio e non la turbano più i problemi; scrive Santa Teresa che, a suo parere, «Las potencias están como espantadas (como atónitas, pero no suspendidas como en los éxtasis)». Arrivata a questo stato, l'anima ha estasi raramente e, comunque, non in pubblico. É abituata a vedere tante cose in questa dimora che non si spaventa di nulla
.
Leggendo il diario della Madre, si trovano diversi argomenti per poter affermare che fu negli anni 1952-54 quando essa cominciò ad entrare nella vita trasformante, di cui parla santa Teresa. Infatti, trascorre dei periodi con la mente assorta in Dio ed afferma di essere arrivata ad una grande pace interiore, ad una indifferenza totale, fino al punto di non desiderare altro che la gloria del Signore. Basti solo qualche accenno.
Con la mente assorta in Dio.
La Madre é arrivata a tale grado di contemplazione da vivere intere giornate assorta nel Signore, con la mente fissa in Lui, come se le cose esterne non la preoccupassero più. Essa stessa scrive nel suo diario il 1° giugno 1952: «Non so cosa mi stia succedendo, padre mio; mi sento come senza forze, con una specie di nausea o fastidio per tutte le cose che mi circondano; mi sento portata a stare tutto il giorno nella mia stanza, da sola con il mio Dio; devo fare uno sforzo anche per stare con i miei figli e le mie figlie...»
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Due anni dopo la Madre vive ancora in questo stato di assorbimento della mente in Dio, ha paura che si tratti di una trappola del demonio e consulta di nuovo il suo direttore spirituale: «Non so che dirle, padre mio; solo le posso dire che mi sembra di ritrovarmi ogni giorno più immersa in una specie di letargo e, senza rendermi conto, mi si fissano lo sguardo, la mente e il cuore nel buon Gesù; resto come assorta in lui, senza curarmi di quanto succede intorno a me, senza compiere i miei obblighi, camminando per casa senza preoccuparmi di vedere quello che fanno i figli e le figlie...».
Santa indifferenza.
Quando l'anima arriva alla vita trasformante prova una grande pace. Non ha altri desideri che la gloria di Dio; si mostra indifferente di fronte alla morte. A questo stato sembra che sia arrivata la Madre fin dal 1954. Infatti, scrive l'11.II.1954: «Non so cosa mi succede, padre; so solo dirle che già da ieri sento dentro di me una dolce pace. Sento che non desidero altra cosa che dar gloria al Nostro Dio; già da molto tempo avevo il desiderio di poter soffrire o, diversamente, di morire per unirmi con il Nostro Dio, però da oggi, padre mio, per me è indifferente vivere o morire, purché Lui sia contento e sia glorificato; non penso altra cosa che contemplarlo e sento una grande ansia che mi chieda qualunque cosa per potergliela dare».
Assorta nel Signore, ma sempre presente a se stessa.
La Madre fin dal 1976 visse ritirata nella propria stanza, senza occuparsi più dei problemi della congregazione. Parlava poco e sembrava sempre assorta, come se fosse fuori dalla realtà. Agli occhi di un profano poteva apparire come una persona che non avesse più conoscenza. Invece, da quanto affermano i testimoni si rendeva conto di tutto, viveva i problemi della congregazione ma soffriva tutto con santa indifferenza, accettando con tranquillità la volontà del Signore. Non chiedeva le sofferenze, come prima, ma accettava tutto quello che veniva dalla mano del Signore, dalla malattia alle sofferenze.
Io stesso, che ho avuto la grazia di stare per più di 25 anni accanto alla Madre, a proposito degli ultimi anni della sua vita, tra i miei appunti trovo: «Anche quando la Madre poteva dare l'impressione di non riuscire a seguire le cose era semplicemente immersa in Dio e godeva di quella "tranquillità" che ha l'anima che vede le cose in Dio... Anch'io ho potuto costatare infinite volte che anche in quel periodo la Madre era molto presente e a conoscenza di tutto, tanto che a volte, al momento opportuno, dimostrava di conoscere le cose meglio e più profondamente di chi le stava vivendo addirittura».
Conclusione.
Ho cercato di seguire la Madre nel suo travagliato cammino verso la santità e di scoprire, attraverso i suoi scritti e le testimonianze, la misteriosa azione di Dio nella sua anima. Mi pare di poter affermare che, dopo una vita di forte e coraggiosa ascesi nel periodo vissuto a Villena (1914-1921), ha attraversato una lunga notte dei sensi e dello spirito (1921-1952), fino ad arrivare nell'anno 1952 a quella intimità con il suo Dio, la vita trasformante, che le ha permesso, negli ultimi anni della sua vita, di pregustare la serenità e la pace proprie dei beati.
Ringraziamo padre Mario Gialletti che ci ha offerto uno spaccato di storia della vita della Madre e ci ha dato una lezione veramente importante di teologia spirituale. Forse (provvidenzialmente) non ha soddisfatto qualche curiosità religiosa impropria, invitandoci a scendere nel sottosuolo interiore della vita della Madre; un sottosuolo attraversato dall'asprezza, dalla durezza e anche dalla solitudine della prova, che poi ha raggiunto il vertice di un'unione profonda. Padre Gialletti ha insistito molto sul punto d'incontro tra il momento dell'ascetica, in cui l'uomo tende ad elevarsi a Dio, e il momento della mistica, il momento della pedagogia di Dio, dell'inziativa di Dio che va incontro all'uomo; quindi ci ha invitato a rileggere la vita della Madre secondo questo schema classico della teologia spirituale.
Come abbiamo sentito, dopo un primo momento, che si conclude intorno agli anni venti, contrassegnato dalla decisione dell'anima per Dio, segue un secondo momento, una seconda conversione: il momento dello strappo, della necessità della purificazione, caratterizzato dalla notte dei sensi e dello spirito al quale, a partire, dagli anni cinquanta, segue il momento della vita unitiva in cui la Madre, nella sua individualità soggettiva, finisce come per annegare nell'intimità profonda, nella grande pace del rapporto con Dio.
 

 http://www.collevalenza.it/CeSAM/08_CeSAM_0035.htm

NATUZZA EVOLO



LA STORIA DI NATUZZA

E' nata il 23 agosto 1924 a Paravati, frazione di Mileto, un paesino di tremila abitanti nella nuova provincia calabrese di Vibo Valentia ed è morta il 1 Novembre 2009, la festa di tutti i Santi. Il papa, Fortunato, non l'ha mai conosciuto, perché alcuni mesi prima della sua nascita era partito con una valigia di cartone per l'Argentina e non è più ritornato. Sua madre, Maria Angela Valente, ha dovuto arrangiarsi per racimolare un pezzo di pane, quando non era la piccola Natuzza (diminutivo di Fortunata) ad andare a mendicarlo al forno del paese.
Cresce in queste condizioni, senza mai andare a scuola, quasi facendo da mamma agli altri figli che la signora Angela ha avuto, frequentando però il catechismo con assiduita, ma senza particolare fervore. A otto anni riceve la "visita" di san Francesco di Paola - grande santo calabrese (1416-1507) - e le sembra una cosa del tutto normale. Quando riceve la prima Comunione, invece, si accorge che la sua bocca si riempie di sangue. Lei lo inghiotte, pensa di "aver mangiato" Gesù e di aver fatto peccato, ma ha paura di dirlo al sacerdote e torna a casa contrita.
Erano i primi segni di un'anima privilegiata, che si moltiplicheranno qualche anno più tardi quando, verso la fine del 1938, Natuzza va a servizio nella casa dell'avvocato Silvio Colloca a Mileto. È una ragazza svelta nei mestieri di casa, molto obbediente e schiva, che presto si conquista la fiducia dei Colloca, i quali le affidano anche le chiavi della cassetta dei soldi.
Ma un pomeriggio, quando la signora Alba Colloca offre il caffè ad alcuni ospiti, Natuzza le chiede come mai non lo avesse dato anche al sacerdote. «Scusa, quale sacerdote?» «Quello seduto con gli altri due signori» le risponde Natuzza. La signora torna in salotto, riferisce l'episodio e uno dei due ospiti racconta che suo fratello, morto da anni, era prete. Natuzza comincia a descriverlo alla perfezione. Era lui.
Nei giorni e nei mesi seguenti, Natuzza vede altri defunti, e spesso si tratta di parenti dei Colloca o di loro amici. Nel giugno del 1939 comincia ad avere perdite di coscienza e svenimenti (poi rivelatisi stati di estasi), e una volta ritornata in sé racconta di aver visto e parlato con Gesù e la Madonna, la quale le ha detto di fare la Comunione per i primi nove venerdì di nove mesi.
Un altro giorno la sentono bisbigliare: «Attenti a non far cadere quei bicchieri, sennò la signora mi sgrida!». Natuzza dice che stava parlando con alcuni angeli che erano venuti a trovarla. E quando, all'età di quindici anni, torna a casa Colloca dopo aver ricevuto la Cresima, si accorge che la maglietta è bagnata. La toglie e scopre che si è formata una grande croce di sangue.
Non sarà che quella dei Colloca è diventata la casa degli spiriti? La famiglia è un po' preoccupata, perché già in paese si mormora di queste visioni della sua domestica e la sola ombra di un sospetto, in una Calabria contadina e arretrata, potrebbe avere conseguenze nefaste per lo studio legale. Natuzza viene così portata in chiesa per alcune benedizioni esorcistiche di padre Antonio Albanese.
natuzza evoloLa sera, durante la cena, i coniugi Colloca discutono sottovoce di cosa fare di quella ragazza tanto buona ma tanto strana e adombrano l'idea di rispedirla a casa sua, a Paravati. Ma quando la signora entra nella cameretta di Natuzza per iniziare quel ragionamento, la trova in un mare di lacrime. Fra un singhiozzo e l'altro dice alla padrona: «E venuta una signora che mi ha detto che è sua madre e che voi volete cacciarmi di casa!». La signora Alba la rassicura, mentendo. Ma il giorno dopo Natuzza le chiede: «Perché vostra mamma parla con la voce abracatizza?». La signora quasi sviene: sua madre era infatti morta alcuni anni prima di un tumore alla gola e quindi parlava con la voce roca, abracatizza in dialetto calabrese. E quando le mostra una foto della mamma scomparsa, Natuzza non ha dubbi: «Sì, è proprio quella che è venuta a trovarmi ieri sera».
Nel 1941 Natuzza lascia i Colloca e va ad abitare nella casa della nonna materna. Pensa di farsi suora, ma viene presto dissuasa: è troppo povera e poi quei suoi fenomeni avrebbero turbato la vita di qualsiasi convento. E allora decide di sposarsi. Il 14 agosto 1943, si unisce in chiesa a Pasquale Nicolace, un giovane falegname che era però arruolato nell'esercito.
Il matrimonio avviene quindi per procura e dopo un "contratto": lui deve accettare di non avere una moglie come le altre e permettere a Natuzza di dividere il suo tempo tra la famiglia e il prossimo. Pasquale accetta, e dal felicissimo matrimonio nascono Salvatore (1945), Antonio (1947), Anna Maria (1950), Angela (1954) e Francesco (1956). Adesso hanno anche undici nipotini.


I COLLOQUI CON IL CIELO

II giardino segreto di Natuzza è abitato da molte presenze celesti. La signora Alba Colloca l'ha scoperta più volte inginocchiata a gridare: «Come sei bello... Ti amo pazzamente... Dimmi cosa devo fare», dopodiché la donna le diceva di aver visto e parlato con Gesù. Questi colloqui si ripetono regolarmente nella settimana santa, quando Natuzza riceve la gioia dolorosa delle stigmate.
Vede Gesù come un uomo molto alto, di indescrivibile bellezza, sempre vestito di bianco, con i capelli biondi tendenti al nocciola, con una scriminatura al centro. Qualche volta si presenta anche nelle forme di un uomo povero e con molte ferite sanguinanti. Ma quello che più colpisce Natuzza è il suo sguardo che le attraversa l'anima e la riempie di gioia. Lei attende questi incontri «con la stessa ansia di una mamma che aspetta il ritorno del figlio da un paese lontano».
La Madonna le appare invece come una donna piccolina, giovane, dell'età di quindici o sedici anni, con i capelli neri e gli occhi scuri, con il volto tondo e dalla carnagione olivastra. È quindi diversa dalle classiche iconografie occidentali, dove la Vergine ha i capelli biondi e il volto diafano. E quando lo scultore Conrad Moroder di Ortisei presenta la statua lignea secondo le indicazioni di Natuzza, lei conferma la somiglianzà, «anche se la Madonna è molto più bella».
Una delle prime apparizioni che Natuzza ha raccontato risale al 17 gennaio 1944, quando improvvisamente la sua stanza si inonda di una luce azzurra e lucentissima e le appaiono la Madonna, Gesù e san Giovanni. Lei è turbata, teme di aver tradito la loro fiducia perché si è sposata. Rassicurata che avrebbe potuto fare bene il suo dovere di sposa e di madre, quelle figure sparirono, «e si udì per tutta la casetta un cupo rimbombo, come di un tuonare in lontananza». Spesso, invece, prima dell'esplosione di luce e della visione celeste, Natuzza avverte uno strano ronzio, come quello prodotto da un nido di api.
L'angelo custode è il compagno inseparabile della sua vita. Come tutti gli angeli che ha potuto conoscere, è un bambino bellissimo di otto o dieci anni, con i piedi sollevati da terra. Natuzza vede queste creature celesti collocate in una sorta di gerarchia spirituale, perché l'angelo delle persone consacrate, dei sacerdoti e delle suore, sta a sinistra, dando quindi loro la destra perchè li rispetta come rappresentanti del Signore; sta invece alla destra delle persone laiche, che in questo modo riconoscono la superiorità spirituale dell'angelo.
Si vuole una prova di questo? Un giorno si presentano a Natuzza due distinti signori. Il primo è uno studente di Medicina e il secondo un sacerdote gesuita. Entrambi avevano sentito parlare dei carismi di questa donna, volevano conoscerla e, nel caso, smascherarla come una fattucchiera ingannatrice. Per questo il prete si presenta in abiti civili e con un aspetto di giovane scanzonato.
A un certo punto il prete chiede consiglio a Natuzza: «Signora, io dovrei sposarmi presto con una bella ragazza della quale sono molto innamorato...». Natuzza non gli fa finire il discorso, si inginocchia e gli bacia la mano. «Signora, cosa fa?» «Le bacio la mano perché lei è un sacerdote di Dio, perché quando è entrato qui il suo angelo le dava la destra, essendo grande la dignità sacerdotale, mentre l'amico che l'ha accompagnata dava la destra all'angelo.»
Il gesuita, così come moltissime persone che hanno incontrato Natuzza in questi settant'anni, è rimasto colpito dal suo modo di parlare, al tempo stesso semplice e profondo, che testimonia una sapienza che un'analfabeta non potrebbe mai avere. Ma molti hanno potuto anche notare che, quando Natuzza risponde al suo interlocutore, spesso fissa un luogo alle sue spalle. E l'angelo che le sussurra le risposte (lei dice di vederlo anche muovere le labbra), che l'aiuta a centrare immediatamente il problema, che le suggerisce una diagnos i medica o un consiglio spirituale, che le fa uscire dal cuore parole, termini scientifici, concetti teologici che Natuzza non potrebbe mai aver appreso. E quando l'interlocutore è uno straniero, che le parla in inglese piuttosto che in francese, lei gli risponde nella sua stessa lingua.

I COLLOQUI CON L'ALDILA'

II suo angelo custode è anche in grado di dirle se un'anima si è salvata o se ha bisogno di particolari suffragi per abbreviare il tempo del suo ingresso in paradiso. Ed è questo uno dei motivi principali che hanno spinto in tutti questi anni milioni di persone a rivolgersi a Natuzza, per chiederle notizie dei propri cari defunti. Lei li vede come in carne e ossa, quasi sempre con i vestiti indossati nei loro ultimi giorni di vita, o addirittura con quelli della sepoltura.
Ma non li vede sempre, proprio perché non è una medium con capacità inventive e autosuggestive, che risponde quando sente il profumo dei soldi. L'angelo le dice subito la "posizione" del defunto nell'aldilà, ma possono anche passare mesi o anni prima che quell'anima si presenti a Natuzza, per darle messaggi per i suoi parenti viventi o notizie sul suo percorso spirituale nell'altro mondo.
«Le anime del paradiso» ha raccontato Natuzza «emanano spesso raggi luminosi e sono sempre lievemente sollevate da terra. Un giorno si è presentato un morto che ha detto di essere condannato al fuoco del purgatorio. Vedendolo tutto contento e sorridente gli dissi: "Adesso capisco perché sorridete: stando qui con me siete lontano dalle fiamme!". Lui rispose: "Ma le fiamme le porto addosso, sempre, anche in questo momento che parlo con te!". Non l'ho creduto e mi sono avvicinata, ho sentito un forte calore e ho avuto una bruciatura alla gola che il medico del paese mi ha curato per quaranta giorni.»
Sull'aldilà Natuzza racconta l'essenziale, in perfetta sintonia con la dottrina della Chiesa. I defunti le confermano l'esistenza del limbo, dove finiscono i bambini non battezzati e anche le anime buone di religioni non cristiane, che potranno vedere il Dio che non conoscono solo il giorno del giudizio universale. I defunti le confermano il giudizio di Dio, che decide, dopo la morte, se un'anima dovrà andare all'inferno, in purgatorio o in paradiso.
Ed è anche una deliziosa sorpresa scoprire dai racconti di Natuzza l'esistenza di due zone, che lei chiama "prato verde" e "prato bianco", una sorta di anticamera dove gli eletti sostano prima del paradiso, per prepararsi all'incontro con Dio. Ed è interessante ricordare che suor Anna Caterina Emmerich (1774-1824), grande personalità mistica tedesca, stigmatizzata e anche lei in relazione con le anime del purgatorio, parla di uno spazio di luce «sereno e verdeggiante», posto fra il limbo e il paradiso.
Grandi santi e alcuni mistici hanno avuto, come Natuzza, questi colloqui con i defunti. Da san Giovanni Bosco a santa Teresa d'Avila, da santa Gemma Galgani a santa Faustina Kowalska, oppure le veggenti Teresa Neumann e Teresa Musco. Ma se per costoro l'aldilà era "confermativo" della loro fede, per Natuzza (come per Maria Simma) la presenza dialogante con i defunti è finalizzata all'esercizio di un'opera di consolazione del popolo cristiano. Lei parla con i defunti in nome della vita, ricostruendo così il rapporto della comunità familiare.

NATUZZA IN BILOCAZIONE

È ancora l'angelo custode che accompagna Natuzza in quella che i suoi figli chiamano "i viaggi della mamma" e che lei invece paragona a un film visto in televisione, perché si ritrova come catapultata nella scena, cosciente che il suo corpo fisico è a Paravati, ma anche che spiritualmente si trova in un altro ambiente, anche lontano parecchi chilometri.
Il professor Valerio Marinelli, che ha scritto cinque volumi sui carismi di Natuzza, fino al 1996 ha personalmente raccolto e pubblicato le testimonianze di oltre trecento persone che l'hanno vista in bilocazione. E se un solo studioso è arrivato a quel numero, è ragionevole ritenere che alcune migliaia di persone in questi settant'anni abbiano avuto l'occasione di conoscere Natuzza traslata misteriosamente nella loro abitazione. A qualcuno è successo anche di più: l'hanno vista spostare degli oggetti, addirittura trasportarli da un luogo all'altro, oppure lasciare sul posto visitato un suo scritto con il sangue (emografia) o un meraviglioso profumo di fiori.
San Giovanni Bosco e soprattutto Padre Pio hanno avuto questa stessa facoltà. Ma la cosa più straordinaria è la controprova: il fatto, cioè, che Natuzza, quando va a trovarla una persona da lei visitata in bilocazione, anticipi e moltipllchi lo stupore, raccontandole per filo e per segno cosa avevano fatto durante la sua visita, come era arredata la casa, chi erano le persone presenti al momento e una infinità di sorprendenti dettagli che solo un visitatore vero potrebbe ricordare.
La bilocazione di Natuzza viene percepita in tanti modi, con almeno quattro dei cinque sensi, dalla vista all'udito, dall'olfatto al tatto, ma anche con la modalità del sogno-visione. Ed è sempre finalizzata alla sua missione cristiana di consolazione degli afflitti. Non a caso, spesso si biloca in compagnia dei parenti defunti.

SCRIVE CON IL SUO SANGUE

natuzza evolo scritturaLe apparizioni di Gesù e della Madonna, la visione continua del suo angelo custode, i colloqui con le anime dei defunti e le bilocazioni di Natuzza sono eventi sicuramente prodigiosi, che però appartengono alla sua soggettività. È possibile dubitarne, anche se è veramente difficile non credere di fronte alla dolcezza infinita e all'assoluta umiltà di questa donna.
Ma questa grande personalità mistica presenta anche fenomeni che migliaia di persone hanno potuto verificare con i propri occhi e che sono più concreti e tangibili delle sue visioni private. Il più straordinario, e forse unico al mondo, è l'emografia, la scrittura con il sangue da lei trasudato, che compone, su oggetti vari, frasi compiute di carattere religioso o disegni di simboli liturgici.
«Nel 1975 ero primario del reparto chirurgico dell'ospedale di Catanzaro ed ebbi modo di esaminare le stigmate di Natuzza» racconta il professor Raffaele Basso. «In presenza mia e di mia moglie, Natuzza si applicò sul polso, annodandovelo, un fazzolettino di proprietà di mia moglie. Alcuni minuti dopo lo distaccò dalla ferita e ce lo consegnò. Sul fazzolettino si erano formati il disegno di un'ostia con la scritta IHS all'interno, la figura della Madonna con il rosario, la scritta "preghiera", il disegno di una corona di spine e di un cuore trafitto da una croce. Durante il periodo nel quale lo tenne al polso, Natuzza rimase sempre alla presenza mia e di mia moglie, e di conseguenza garantisco l'autenticità del fenomeno.»
Questo fenomeno strabiliante è iniziato il giorno della Cresima di Natuzza e ancora oggi è presente in forme molto ridotte. Le analisi scientifiche eseguite all'istituto di Medicina legale dell'università di Messina, confrontando un campione di sangue prelevato a Natuzza e alcune emografie, hanno stabilito che è proprio suo il sangue che ha prodotto le scritte o i disegni.
È del tutto evidente che nessuno è in grado di "comandare" al proprio corpo di essudare sangue, e ancor meno di ordinargli di comporre disegni o scritte. E non bisogna dimenticare che Natuzza non sa leggere e scrivere in italiano, mentre con il suo sangue si sono composte frasi in latino e in greco, in francese e in inglese. In alcuni casi, poi, queste emografie si sono formate all'interno di fazzoletti ripiegati in più strati, quindi non a diretto contatto con la sua cute.
Quando era più giovane e nel pieno delle forze, per molti curiosi era quasi un gioco bussare divertiti alla sua porta e chiederle il souvenir di un'etnografia. Natuzza accontentava tutti; una volta in casa dell'avvocato Colloca lo ha fatto perfino mentre stava friggendo il pesce, inconsapevole del dono misterioso e straordinario che aveva.
Oggi le costa un grande sacrificio, perché le essudazioni di sangue avvengono soprattutto quando rivive sulla sua carne la Passione del Cristo, con dolori lancinanti in ogni parte del corpo

LE STIGAMATE DI NATUZZA

natuzza evolo stigmateÈ infatti un'"anima vittima", fin dall'adolescenza, da quando porta la croce per la riparazione dei peccati e la salvezza del prossimo. Per nulla al mondo Natuzza sarebbe disposta a rinunciare al dolore che l'affligge, o a condividerne una parte con altri, anche adesso che soffre di seri disturbi cardiaci. Lei dice che «la bontà del Signore merita che io soffra per Lui». La scienza medica è in grado di spiegare le ragioni vascolari della sudorazione del sangue (ematidrosi), ma non può attribuire carattere "naturale" alle emografie. Queste non hanno neppure una valenza "paranormale", perché non dipendono dalla sua volontà. Aveva appena dieci anni quando ha cominciato ad avere delle piccole lesioni ai polsi e ai piedi, quasi dei forellini, che apparivano spontaneamente e le davano un gran fastidio. A partire dal 1958, specie nel periodo della Quaresima e della settimana santa, queste lesioni sono diventate più estese e più profonde in corrispondenza delle cinque piaghe di Cristo.
«Ero piccolissima... Un giorno Gesù mi ha detto: "Mi appoggio a te con un dito!". E mi uscì il primo buco. A me sembrava una cosa bella, perché Dio mi toccava ed era una gioia perché vedevo il Signore. Poi, dopo cinque o sei anni, mi ha detto: "Mi appoggio con una mano". E mi è uscita una ferita alla spalla. Io ero di una felicità immensa, perché pensavo che il Signore si appoggiava a una meschina come me. Poi sono arrivate le piaghe e io le accettai sempre e con amore, perché c'è Gesù che mi conforta.»
Per molti anni Natuzza ha nascosto questi segni divini, indossando camicioni con maniche lunghe, tenendo sempre le braccia conserte quando riceveva qualcuno, evitando di aprire la porta ai pellegrini nei periodi cruciali, riuscendo a celare perfino al marito e ai figli la ferita al costato. Ma, nel 1965, la notizia delle stigmate si è talmente diffusa che negare diventa impossibile.
«Per tre anni (1979-1981) ho assistito Natuzza il venerdì santo» ha raccontato la dottoressa Isolina Mantelli al professor Valerio Mannelli. «Arrivo sempre a mezzogiorno e la trovo già in sofferenza, a letto, che sta male. L'aspetto di Natuzza è quello di una donna martoriata fìsicamente e spiritualmente. È tutta una piaga. Le piaghe delle mani sono enormi, alcune volte sanguinano, altre no. Quando le ho esaminato la piaga sul torace, mi sono entrate tre dita dentro.
«Il maggior momento di sofferenza è quando dice di vedere il Demonio, che le mostra la distruzione della sua famiglia, con i figli che muoiono di morte violenta. E l'unica volta che Natuzza si ribella: "Io questo non lo sopporto, questo proprio no!", continua a dire. Ma, subito dopo le tentazioni, entra in uno stato di estasi, non parla più, ha gli occhi fissi, il volto rasserenato. È come se ci fosse un premio per la sofferenza. Tutto questo fino alle ore 14,30 circa. L'ultima scena è quando Natuzza assapora qualcosa di amaro, fa una smorfia e poi trae tre grandi sospiri come quelli dei comatosi. Le sue labbra sono cianotiche, lei è fredda ma il polso c'è. È un'asfissia, la ragione più probabile della morte di Gesù.
«Non è piacevole assistere a tutto questo. Io vado da lei in qualità di medico, ma soprattutto per rassicurare il marito, perché Natuzza, in quelle circostanze, non ha certo bisogno di un medico. Io mi metto in un angolo, ma vedere una sofferenza così forte, a cui non si può partecipare e che non si può capire, mi sconvolge. A un malato si può dare aiuto, a lei no.»
Questa è la testimonianza di uno dei molti medici che hanno assistito Natuzza quando riceve le stigmate e rivive tutti i momenti della Passione, che si conclude nel primo pomeriggio, proprio nell'ora della morte di Gesù. Nella sua casa, in quei giorni, oltre ai familiari ci sono sempre alcuni sacerdoti, in particolare don Michele e don Pasquale Barone, parroco di Paravati e presidente della fondazione Cuore immacolato di Maria, Rifugio delle anime.
«Abbiamo visto nella sua persona Gesù sulla via del Calvario e poi appeso al legno della croce» ha raccontato il venerdì santo del 1995 a tutti i fedeli riuniti dentro e fuori la parrocchia. È tutto il paese che partecipa costernato alle sofferenze di Natuzza, aspetta con ansia notizie sulla sua salute e spera che Dio l'abbia nuovamente benedetta con i suoi segni. Qualcuno interpreta l'evento anche in modo scaramantico (come accade per la liquefazione del sangue di san Gennaro).

GRAZIE, PROTIGI, OPERE

Signora, migliaia di persone da ogni parte del mondo possono giurare di essere state miracolate da lei...
«Io sono solo una poveraccia, dico sempre di me che sono un verme di terra... So bene che molti parlano di "miracoli", ma questa è la cosa più inesatta che si possa dire o che si possa immaginare. I miracoli li fanno solo Gesù e la Madonna! Se fosse per me, io miracolavo tutto il mondo, prima nello spirito e poi nel corpo! Io ho solo pregato, indegnamente, per i drammi personali che migliaia di persone mi raccontano. Quello che faccio io è pregare il Signore, perché abbia pietà di loro e li aiuti. E se qualcuno viene poi per ringraziarmi, dico che devono farlo a Gesù e alla Madonna3.»
Ma sicuramente la sua preghiera è molto ascoltata, e sono alcune migliaia le persone guarite prodigiosamente, anche da malattie con prognosi infausta. Natuzza, neanche fosse una studiosa di teologia, più volte ha distinto le grazie dai miracoli, intendendo le prime un aiuto che possono dare Gesù o la Madonna, ad esempio per il buon esito di un'operazione chirurgica, mentre i secondi si producono quando la guarigione è immediata e completa, con la scomparsa del male. Così Natuzza intervistata da Pino Nano, caporedattore di RAI Calabria. Questo carisma delle guarigioni si associa spesso al dono della illuminazione diagnostica, e spesso i due non sono distinguibili. Con assoluta chiarezza Natuzza, sempre su suggerimento del suo angelo, è in grado di anticipare le diagnosi dei medici, di consigliare l'uso di questo o quel farmaco, di prevedere l'esito di una operazione chirurgica e, talvolta, anche di correggere una diagnosi.
Ma non ha la superbia di affermarlo. «Io, quando sono sicura che l'angelo mi dice che il medico ha indovinato la malattia, dico: fidatevi alla fiducia del medico. Se l'angelo mi dice che il medico non l'ha indovinata, io, per non fare mancanza di carità, non dico che il medico ha sbagliato, ma dico: andate in un altro posto perché più occhi vedono meglio di due.»
Sfogliando le testimonianze di oltre duecento persone, pubblicate nei volumi del professor Valerio Mannelli, si possono scoprire: miracoli "positivi" (quelli che scongiurano la realizzazione di un evento inevitabile, come ad esempio l'essere sepolti da una frana); grazie di guarigione rivolte a bambini, a gente di ogni ceto e nazionalità, perfino a illustri cattedratici e primari ospedalieri in Calabria o a Roma; miracoli di conversione, persone che ritrovano la fede e guariscono nell'anima, e che raccontano di aver avuto l'impressione di essere stati in paradiso quando sono entrati, pieni di scetticismo o con profonde convinzioni atee, nella casa di Natuzza.
Con tutto quello che ha fatto in questi settantanni, ricevendo e consolando alcuni milioni di persone, Natuzza avrebbe potuto diventare miliardaria. Ma al massimo ha accettato un fiore fresco da mettere sotto la statuetta della Madonna o ha promosso piccole collette per aiutare chi era ammalato e non aveva neppure i soldi per comprarsi un'aspirina. Il suo è un apostolato di carità, ha sempre pensato agli altri più che a se stessa.
E adesso che comincia a sentire la fatica dell'età e delle malattie che l'hanno colpita, con quasi due anni di ospedalizzazioni, soffre di non avere più la forza di ricevere oltre cento persone al giorno, come faceva ancora qualche anno fa. Forse l'unica grande gioia che le riempie il cuore è quella di vedere che alcuni suoi grandi sogni si stanno realizzando.
Il 4 dicembre 1986 Natuzza svela un segreto al suo parroco, don Pasquale Barone: la Madonna, molti anni prima, nel lontano 1944, le aveva detto che a Paravati sarebbero sorte opere di contenuto sociale e religioso, dedicate soprattutto agli anziani, ai portatori di handicap e ai giovani. Il parroco informa il vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, e comincia un'avventura che ha, anche questa, del miracoloso, nel nome di Natuzza.
Nel maggio del 1987 viene costituita l'associazione Cuore Immacolato di Maria, Rifugio delle Anime. Il 23 maggio 1992 viene inaugurato il primo Centro Anziani alla presenza di migliaia di persone. Il 14 dicembre 1994 viene tagliato il nastro dell'auditorium polifunzionale, con una ricettività di duecento posti, fulcro propulsore di numerose iniziative religiose e sociali. Il 5 luglio 1998 l'associazione si trasforma in fondazione di religione e di culto, ottenendo l'anno successivo il conferimento degli effetti civili con decreto del ministero dell'Interno.
Nel frattempo è iniziata la costruzione del secondo Centro Anziani, in un angolo della vallata di Paravati dove si può scorgere il campanile della basilica di Mileto. E quando, nel maggio del 1998, i cenacoli di preghiera di tante città creati su impulso di Natuzza sono arrivati a Roma, in piazza San Pietro, il Santo Padre ha benedetto il primo mattone della nuova chiesa di Paravati. Avrà tremila posti a sedere, un grande salone per le confessioni e un piazzale che potrà contenere anche diecimila persone. Sarà una Chiesa a forma di cuore, il cuore di Maria Immacolata.

LA CHIESA E NATUZZA

Eppure, in un passato ormai lontano, l'atteggiamento della Chiesa non era
favorevole a Natuzza. Anche lei, purtroppo, come Padre Pio e altre persotà mistiche, nel 1940 ha subito la sfortuna di una "diagnosi a distanza" di padre Agostino Gemelli, che, pur non avendola mai incontrata, l'ha bollata ugualmente come isterica. Gemelli consigliava al vescovo Paolo Albera di tenersi lontano, indifferente, sostenendo che in questo modo i suoi fenomeni sarebbero svaniti.
Svanirà invece la prudente diffidenza delle autorità ecclesiastiche, di fronte all'"ottima impressione" ricevuta dalla vita umile, povera e obbediente di Natuzza. Come ha detto, dopo averla conosciuta, un gran fustigatore dei costumi come il gesuita padre Bartolomeo Sorge, ex direttore de «La Civiltà Cattolica», «l'umiltà, se uno ce l'ha, traspare anche se sta zitto. Se uno non ce l'ha, anche se dice ad alta voce "sono umile", si capisce che è un gran superbo. Natuzza è un'anima umile e questo è il segno della presenza di Dio... Il secondo aspetto che mi ha colpito davvero molto è la sua preghiera, lo spirito di adorazione e di amore che questa donna offre al Signore. Quando questi due elementi vanno insieme, si può stare tranquilli che c'è un'opera di Dio sostanziale».
Il nuovo vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, più volte ha espresso pubblicamente il suo giudizio estremamente positivo su Natuzza, sottolineando come sia «una donna di pazienza, di grande fede, che obbedisce alla Chiesa e non si è mai lasciata strumentalizzare dal denaro, non ha mai ceduto a questa tentazione che avrebbe potuto renderla miliardaria, con le folle che vanno da lei... Natuzza non costituisce un problema per la Chiesa, il problema è semmai la gente che va da Natuzza, perché spesso le chiedono di tutto e di più. Io penso che la maggior parte delle persone escano dalla sua casa con una serenità di spirito che non facilmente si ottiene andando dai padri spirituali. E quindi una persona che va molto rispettata».

NATUZZA EVOLO, MISTERO DEL TRASCENDENTE

È una donna semplice e umile, povera e nascosta, che da circa settant'anni è un simbolo vivente della fede cristiana, vive in un orizzonte di amore e di sofferenza, possiede doni e carismi straordinari, misteriosi e unici, dei quali è ignara spettatrice e docile strumento.
Questa donna che non è mai andata a scuola, non sa leggere né scrivere e parla con influssi dialettali, ha tut tavia una capacità assolutamente naturale e spontanea di comprendere in profondità i problemi che le ven gono prospettati dai suoi interlocutori. Lei entra nella loro anima, nelle loro menti e nei loro cuori. Ha il dono di saper scrutare nelle coscienze.
Questa donna, fin da quando era bambina, ha un continuo colloquio con il suo angelo custode, che la guida, la ammonisce, la consiglia, le fa conoscere anche gli angeli protettori delle persone che incontra e con le quali parla, permettendole così di dare risposte che solo una persona colta potrebbe dare. Ha quindi il dono delle visioni angeliche, e il suo è anche un raro caso di "possessione" angelica.
Questa donna, in particolari momenti della sua vita e quando cade in estasi, ha apparizioni e colloqui diretti con Gesù e con la Madre di Dio, è visitata anche da santi e da anime elette della Chiesa. È un dono riservato solo alle autentiche personalità mistiche.
Questa donna ha visioni e colloqui con le anime dei defunti, che le appaiono in sembianze umane,presentandosi con il proprio nome e con particolari distinguibili solo dai parenti. La frequenza di contatti è assolutamente sbalorditiva rispetto ai casi studiati nella storia di alcuni grandi santi. Ha così il modo di esercitare una enorme funzione consolatoria, perché ricuce quel legame umano che la morte ha interrotto.
Questa donna, che ovviamente non conosce nulla di medicina, ha tuttavia il dono della illuminazione diagnostica, perché è in grado di stabilire immediatamente una diagnosi, suggerire un farmaco o la necessità o meno di subire un'operazione chirurgica.
Questa donna ha la facoltà di "bilocarsi", di poter cioè apparire persino a centinaia di chilometri di distanza, spesso anche con un aspetto completamente reale e addirittura producendo azioni fisiche nella casa da lei "visitata".
Questa donna ha il carisma delle guarigioni prodigiose mediante la preghiera, ha il carisma della profezia, e quello di poter parlare lingue sconosciute.
Questa donna che, lo ripetiamo, è analfabeta, possiede la facoltà dell'emografia, della scrittura con il sangue, attraverso la spontanea e strabiliante apparizione di frasi a carattere sacro, anche in lingue straniere, su oggetti (magliette, fazzoletti, garze) che vengono a contatto con il sangue da lei trasudato.
Questa donna vive sulla sua carne tutte le sofferenze mistiche, dalle stigmate ai tremendi patimenti della Passione del Cristo, dalle malattie non decifrabili alle vessazioni diaboliche, dai dolori fisici a quelli morali e spi rituali.
Questa donna ha il dono del "profumo mistico", che viene spesso percepito anche a distanza, nei suoi viaggi bilocativi.
Questa donna, infine, che in tutti questi settant'anni ha incontrato alcuni milioni di persone che hanno bussato alla sua porta, ha il dono della conversione delle anime, che è forse il fine ultimo della sua missione.

FONTI E APPROFONDIMENTI:
http://www.apparizioni.com/Santi_e_Mistici_di_Calabria/Natuzza Evolo/index.htm

LA COMUNION DE LOS SANTOS

MENSAJES DE JESÚS AL PADRE OCTAVIO MICHELINI:

22 de Septiembre de 1975

LA COMUNION DE LOS SANTOS

Hijo, te he dicho repetidamente que Yo soy el Amor; donde hay amor estoy Yo.

Yo Soy el Amor Infinito, Eterno, Increado, venido a la tierra a reconciliar y por consiguiente reunir con Dios a la humanidad arrancada del odio.

El amor por su naturaleza tiende a la unión, como el odio por su naturaleza tiende a la división.

Nosotros somos Tres, pero el Amor Infinito nos une íntimamente en Uno solo, en una sola naturaleza, esencia y voluntad.

El amor me ha llevado a Mí, Verbo eterno de Dios hecho carne, a inmolarme a fin de que se diese a todo hombre la posibilidad de unirse en Mí a Dios, y formar Conmigo una sola cosa, como Yo soy una sola cosa con mi Padre que me ha enviado.

Hijo, desde hace más de cien años el Materialismo como sombra oscura y densa, envuelve buena parte de la humanidad.

Él ha ofuscado también en mi Cuerpo Místico, esto en el alma de muchos fieles y sacerdotes, el dogma de la Comunión de los Santos que es una realidad espiritual grandiosa, viva, verdadera y operante en Cielo y tierra.

No hay términos aptos para explicar su grandeza, potencia y actuación vibrante de amor y de vida. No hay palabras en vuestro lenguaje, aptas para hacer comprender el invisible, misterioso intercambio que encuentra su centro en mi Corazón misericordioso.

Pocas son las almas que han comprendido, y pocos son también los sacerdotes que, además de creer abstractamente, viven activamente en esta Comunión con los bienaventurados comprensores (Que disfrutan de la visión beatífica.) del Paraíso, con las almas en espera en el Purgatorio y con los hermanos militantes en la tierra.

La muerte, contrariamente a los prejuicios con respecto a ella, no pone fin a la actividad de las almas. La muerte que, con palabra más precisa deberíais llamar "tránsito", es un pasar del tiempo a la eternidad, que no es poner fin a la actividad del alma, sea en el bien, sea en el mal.

La familia de Dios

En cualquier familia ordenada en el amor, cada miembro que la constituye, concurre al bien común en un intercambio de bienes dados y recibidos en una comunión armoniosa.

En un grado con mucho superior, así es en la gran Familia de todos los hijos de Dios: militantes en la tierra, en espera en el Purgatorio y bienaventurados en el Paraíso.

Por tanto es necesario, con el fin de volver cada vez más rica de frutos divinos la fe en esta Realidad divina y humana, brotada de mi Inmolación en la Cruz, tener sobre ella ideas precisas.

Se debe:

1) Creer firmemente en el dogma de la Comunión de los Santos.

2) Cuando se habla de la familia de los hijos de Dios, los sacerdotes deben dejar bien claro que a esta familia pertenecen los peregrinos en la tierra, las almas en espera en el Purgatorio y los justos del Paraíso, esto es los santos.

3) Los sacerdotes (muchos de los cuales ponen el acento casi exclusivamente en las cuestiones sociales en favor de los hermanos militantes, deplorando con razón las injusticias perpetradas) olvidan casi siempre las injusticias más graves hechas en perjuicio de los hermanos que están en el Purgatorio.

Para tal gravísima omisión se necesita o no creer en el Purgatorio o no creer en el tremendo sufrimiento al que las almas purgantes están sometidas.

La necesidad de ayuda de las almas en espera es bastante más grande que la de la criatura humana que más sufre en la tierra.

El deber en fin de caridad y de justicia hacia las almas en pena es mas acuciante para vosotros en cuanto que , no raras veces, hay allí almas purgantes que sufren por culpa de vuestros malos ejemplos, porque habéis sido cómplices con ellas en el mal o en cualquier forma ocasión de pecado.

Si la fe no es operante, no es fe.

La vida continúa

Hijo mío, se necesita hacer entender con claridad que la vida continúa después de la tumba.

Todos aquellos que os han precedido en el signo de la fe, sea que estén en el Purgatorio o ya en el Paraíso, todavía os aman con amor mas puro, más vivo y más grande.

Están animados por un gran deseo de ayudaros a superar las duras pruebas de la vida para que alcancéis, como ellos ya han alcanzado, el gran punto de llegada, el fin de la vida misma.

Ellos conocen ya muy bien todos los peligros que acechan a vuestras almas.

Pero su ayuda con respecto a vosotros, está condicionada en buena medida por vuestra fe y vuestra libre voluntad para acercaros a ellos con la oración y con la confianza en su eficacísimo patrocinio ante Dios y la Virgen Santísima.

Si los sacerdotes y los fieles están animados de vivísima fe, conscientes de los inagotables recursos de gracias, de ayudas y de dones que pueden obtener de este Dogma de la Comunión de los Santos, verán centuplicado su poder sobre las fuerzas del Mal.

Yo he dotado a mi gran Familia de riqueza y potencia insondable y la robustezco con la fuerza invencible de un Amor infinito y eterno.

Recursos inutilizados

Mis sacerdotes instruyen a los fieles con palabras simples y claras, diciendo que vuestros hermanos que han cumplido ya en la tierra el periplo de su vida temporal, no están divididos de nosotros, no están lejanos de vosotros.

Decid también que no están inertes y pasivos a vuestro respecto sino que, en un nuevo estado de vida más perfecta que la vuestra, os están cercanos, os aman. Ellos toman parte, en medida de la perfección alcanzada, en todas las vicisitudes de Mi Cuerpo Místico.

Os repito que ellos no pueden descartar vuestra libertad pero, si son solicitados por vuestra fe y por vuestras invocaciones, os están y estarán cada vez más cercanos en la lucha contra el Maligno.

Os miran, os siguen e intervienen en la medida determinada por vuestra fe y por vuestra libre voluntad.

Hijo mío, ¡qué inmensos tesoros ha predispuesto mi Padre para vosotros!

¡Cuán inmensos recursos inutilizados!

¡Cuántas posibilidades de bien dejadas caer en el vacío!

Se afirma creer, pero no hay más que un mínimo de coherencia con la fe en la que se dice creer.

Te bendigo. ¡Ámame!

21 de Julio de 1976

INESTIMABLE TESORO

Soy el Padre R.

Una sola vez nos hemos encontrado en la vida.

La muerte que puso fin a la vida terrena ha abierto mi alma a la verdadera vida de la que Él, Uno y Trino, nos hace partícipes en la medida en que en la tierra hayamos creído, esperado, amado y servido a Él.

Don O., sé que otros te han dicho la imposibilidad para vosotros de comprender lo que es el Paraíso: es la verdad, por eso yo no intentaré lo imposible.

Os baste el saber que aún la más fértil imaginación no podrá jamás figurarse ni de modo aproximado la realidad que supera cualquier capacidad vuestra de entender.

Más bien, Don O., vuelvo sobre un asunto más accesible en teoría, más difícil para vivirlo en la práctica: el Dogma de la Comunión de los Santos.

La Sabiduría Increada ha provisto que lo recordemos, incluyéndolo en el Credo, este gran Dogma, tan incomprendido con gran daño de los militantes en la tierra y de los que sufren en el Purgatorio.

En efecto, este Dogma, no basta con aceptarlo teóricamente. Sólo si se traduce en la practica diaria de vuestra vida, tiene posibilidad de incrementar no sólo vuestra vida personal, sino toda la vida comunitaria de la Iglesia.

Pensad que vuestra contribución de sufragios cotidianos se transforma en una lluvia de gracias y estrecha las relaciones de amor, por consiguiente de mayor unión, entre vosotros y las almas del Purgatorio.

Pensad en lo que podemos nosotros que vivimos en Dios y de Dios, si vosotros recurrís a nosotros, situándonos en la condición de poderos ayudar.

El Dogma de la Comunión de los Santos es comparable a un grande e incalculable tesoro al que sólo poquísimos alcanzan. La mayoría no van más allá de un común y pálido acto de fe.

Apostolado fecundo

Don O., estoy convencido de que el propagar la necesidad de conocer y vivir más profundamente el Dogma de la Comunión de los Santos equivale a un óptimo y fecundo apostolado. Sólo si los hijos de Dios, de las tres Iglesias triunfante, militante y purgante viven en una común voluntad de conocerse, amarse y ayudarse, pueden hacer más fuerte el conjunto del Cuerpo Místico, en particular contra las fuerzas del mal.

Don O., el mal se propaga, la anemia espiritual se agudiza.

Satanás ha encontrado amigos y colaboradores en el urdir conjuras, en el preparar su desesperado asalto contra la Iglesia. Ahora está minando con la dinamita del odio Italia y Europa.

Rezar, reparar, hacer penitencia, son las únicas cosas que verdaderamente sirven para desalentar al Enemigo.

Si las invitaciones de la Virgen Santísima, hechas repetidas veces para informaros del grave peligro que amenaza la humanidad y a la Iglesia, hubieran sido fielmente acogidas, todo habría sido evitado.

No temas y no te preocupes de los juicios de los demás: habla claramente, vuelve a llamar a las almas a la realidad que han perdido de vista.

Los hombres han perdido la sensatez. Si no te escuchan será peor para ellos.

Es verdadero lo que Jesús dice, que vendrá un día en que los habitantes de Nínive se alzarán en juicio para acusar a esta generación, incrédula, pagana y por desgracia, impía".

Te bendigo, Don O.

Padre R.

9 de Junio de 1978

EL DOGMA DE LA COMUNION DE LOS SANTOS NO BASTA CONOCERLO, SE NECESITA VIVIRLO

Somos las almas del Purgatorio, escribe, hermano.

Somos nosotras almas Purgantes y esperábamos este encuentro que indudablemente traerá bien a ti y a nosotras, el amor que une a los hijos de Dios, estén en el tiempo o fuera del tiempo como estamos nosotras, es siempre útil y fecundo de bien.

El Dogma de la Comunión de los Santos, para quien cree en él y se esfuerza en vivirlo, lleva siempre frutos santos para ambas partes, ciertamente hermano Don Octavio, para nosotras ningún esfuerzo, ninguna fatiga sea para creer ni para vivir la sublime y estupenda realidad del Dogma que tratamos, en cambio para vosotros que estáis peregrinando en la tierra, se requiere el ejercicio de la vida divina de la Gracia, se requiere el ejercicio de las facultades de vuestra alma, ante todo, el ejercicio de vuestra inteligencia, que debe buscar conocer la existencia del Dogma, conocer el origen, esto es, de dónde y cómo ha nacido, conocer los efectos que produce en quien lo conoce, y en quien lo vive, se requiere además el ejercicio de vuestra voluntad, quererlo aceptar y quererlo vivir es acto de la voluntad, se necesita aún el ejercicio de la memoria, la que siempre debe tenerlo presente a la inteligencia y a la voluntad para que ellas puedan recordarlo y quererlo.

Hermano Don Octavio, no es todo, el Dogma de la Comunión de los Santos, como por otra parte se debe decir de tantas otras realidades sobrenaturales, exige, sí, el ejercicio natural del alma, pero sobre todo el ejercicio de la Vida divina de la Gracia introducida en el alma y, por lo tanto: ejercicio de la Fe, para que el Dogma se haga operante se necesita creer firme y fuertemente, sin velos ni sobrentendidas limitaciones, requiere además el ejercicio de la Caridad, del amor, amor verdadero, no ficticio, no ilusorio, amor real acompañado de obras, y tú, vosotros, sabéis qué obras exige la naturaleza de este Dogma, requiere el ejercicio de la Esperanza, la que como luz transparente os haga vislumbrar y desear los benéficos efectos que el Dogma visto, querido y amado lleva a vosotros y a nosotras.

Cuántos tesoros aún por descubrir y valorar

Hermano Don Octavio, hemos hablado de realidades maravillosas, o mejor estupendas, si tuviéramos otros vocablos más eficaces los usaríamos para haceros comprender cuántos tesoros hay aún por descubrir y valorar por parte de muchísimos cristianos que ignoran, que no ven y por lo tanto no obran, para su perjuicio y en este caso también en daño nuestro; Don Octavio, no basta el don de la vida, aun la física, intelectual, espiritual se necesita vivirla, ¿para qué serviría una vida no vivida? Cuánto bien no hecho, cuánto bien descuidado por la superficialidad de fe, de esperanza y de caridad, dones maravillosos, pero muchas veces casi desperdiciados en una tibieza y negligencia incomprensibles

Vosotros deberíais saber muy bien que vuestras posibilidades de bien con relación a nosotras constituyen una reserva potencial casi inagotable, cualquier cosa que hagáis bastaría transportarla del plano natural al plano sobrenatural de la gracia añadiéndole la intención: "por las almas Santas del Purgatorio", y si son ya cosas de orden sobrenatural, como la Santa Misa celebrada o escuchada, basta sólo con añadir la intención dicha; si salís para un paseo, para una compra o cualquier otra cosa que hagáis o penséis, hacedlo por amor al Señor y en sufragio de nuestras almas.

A vosotros, hombres toca dar el "ya"

Tú sabes, hermano, que por parte nuestra la respuesta sería, es inmediata, para nosotras no podemos hacer "nada", pero para vosotros podemos hacer "mucho", pero sois vos otros, quienes vivís en la fe y en la prueba, quienes debéis, por así decirlo, dar el "ya" para volver operante este Dogma de la Comunión de los Santos.

Don Octavio, es cierto que las necesidades materiales y sobre todo espirituales son para vosotros muchas, pero ¿por qué no tener en cuenta que también nosotras, Almas Purgantes, podemos ayudaros mucho para resolver todos vuestros problemas personales y sociales? ¡Si supieras lo que quiere decir Purgatorio!!! ¡Si lo supieran los cristianos, que tan rápidamente se olvidan de nosotras, que tan fácilmente se olvidan de sus promesas, que tan mal viven su fe, que más que en nosotras, piensan en la podredumbre y cenizas de nuestros cuerpos!!!

Hermano nuestro Don Octavio, cuánto se podría y se debería hacer por Caridad y por Justicia con respecto a nosotras... intensifiquemos en mucho nuestra comunión y los benéficos efectos y las bendiciones de Dios serán abundantes.

A la espera…

Las Almas del Purgatorio



MENSAJES DE LA SANTÍSIMA VIRGEN AL PADRE GOBBI, DEL MOVIMIENTO SACERDOTAL MARIANO:

Quito (Ecuador), 1 de noviembre de 1981

Fiesta de todos los Santos

La comunión de los Santos

“Soy la reina de todos los Santos.

Hoy se os invita a elevar vuestra mirada al Paraíso, a donde os han precedido muchos hermanos vuestros. Ruegan por vosotros y os ayudan para que venga pronto también sobre la Tierra aquel Reino de Jesús, que en el Cielo es el motivo de nuestra alegría y de nuestra gloria.

Debe hacerse cada vez más intensa esta comunión de vida con todos vuestros hermanos, que ya han alcanzado el Paraíso.

En estos tiempos la Comunión de los Santos debe ser vivida aún más intensamente, porque una sola es la Iglesia en la que mi Hijo Jesús vive, reina y es glorificado por sus hermanos que aún luchan o sufren o gozan de felicidad eterna.

En tu camino para llevar a todas partes mi invitación y para reunir en mi ejército a mis hijos ¡cuánto te ayudan, protegen y defienden tus hermanos, que han llegado ya al Cielo!

Forman una corona de luz en torno a mi Corazón Inmaculado.

Cada una de estas luces se refleja sobre cada uno de vosotros, os ilumina y os guía en vuestro camino.

La Madre Celeste quiere hacer más fuertes vuestros vínculos de amor con el Cielo para que cada día gocéis de la Comunión de los Santos, y avancéis unidos.”

Dongo (Como), 1 de noviembre de 1989

Fiesta de Todos los Santos

La nueva Jerusalén

“Hoy es la fiesta de Todos los Santos y mañana recordáis a los que se han salvado pero que aún se encuentran inmersos en los sufrimientos purificadores del Purgatorio.

En estos tiempos de la gran tribulación debéis vivir fuertemente la Comunión de los Santos.

Soy la Reina de todos los Santos.

Soy la Capitana de un único ejército.

–Los Ángeles del Señor han recibido de Mí el mandato de responder con fuerza y con energía a todas las insidias que el Dragón, la bestia negra, la bestia semejante a un cordero y los espíritus malignos, os tienden todos los días.

Qué grande es hoy su poder celestial, porque son enviados por Mí para contrarrestar la táctica de mi Adversario, que es la de alejar a muchos pobres hijos míos de la adoración debida a nuestro Dios, mediante la difusión cada vez mayor del culto satánico y de las misas negras. A esta perversa y blasfema acción de los demonios, los Ángeles responden con su perenne, profundo e incesante acto de adoración y de glorificación al Señor.

–A los peligros que en estos tiempos os tienden los malos, tratando de esparcir en el camino por el que debéis andar obstáculos, dificultades y astutas oposiciones, los Santos del Paraíso responden con su poderosa asistencia e intercesión.

Las tramas ocultas y oscuras, que la Masonería urde contra vosotros, para haceros caer en sus redes, son descubiertas y destruidas por los Santos, quienes hacen descender desde el Paraíso una fuerte Luz que os envuelve, para perfumar de fe, de esperanza, de amor, de pureza y de santidad toda vuestra existencia.

La comunión de vida con los Santos del Paraíso es el remedio que Yo os doy contra los peligros engañosos y muy astutos que la bestia negra de la Masonería hoy os tiende.

–Contra las dificultades, las burlas, las marginaciones que la bestia semejante a un cordero utiliza contra vosotros, mis hijos predilectos, recurrid a una perenne comunión de oración con las almas santas del Purgatorio. Esta comunión de oración con las almas purgantes da a ellas la luz y el alivio de abreviar el tiempo de su purificación y os concede a vosotros la seguridad y el valor para realizar en vuestra vida mi designio, que es el de ayudaros a cumplir en todo momento la Divina Voluntad del Señor.

Hoy os contemplo con alegría, reunidos juntos en el celestial jardín de mi Corazón Inmaculado, viviendo esta estupenda realidad de la Comunión de los Santos, que os une, os ayuda, os compromete a todos a combatir por el pleno triunfo de Cristo, con el advenimiento en el mundo de su glorioso reino de amor, de santidad, de justicia y de paz.

De ese modo vosotros ya estáis contribuyendo a edificar la Nueva Jerusalén, la Ciudad Santa, que debe descender del Cielo como una esposa adornada para su esposo y formáis la morada de Dios entre los hombres, para que todos lleguen a formar parte de su pueblo, donde cada lágrima será enjugada de sus ojos y allí no habrá más muerte, ni luto, ni lamentos, ni afanes, porque las cosas de antes habrán pasado.”