Comunhão dos Santos,Comunión de los Santos, Communion of Saints, Comunione dei Santi


 s

Etiquetas

sexta-feira, 15 de abril de 2011

Artigos extraídos das Obras de S. Teófilo o Recluso

http://josephpatterson.files.wordpress.com/2008/10/st-theophan-the-recluse.jpg

How to Save the Soul by St. Theophan the Recluse

Saint Theophan the Recluse on Personal Relationship with God

The Jesus Prayer Saint Theophan the Recluse

What To Do About A Bad Priest By St. Theophan the Recluse







IS IT SUFFICIENT ONLY TO BELIEVE IN CHRIST
IN ORDER TO BE SAVED?

Compiled from the works of St. Theophan the Recluse

Saint Theophan the Recluse on Personal Relationship with God

Path of Prayer - St Theophan the Recluse - Video

St. Theophan the Recluse on Submitting to the Spirit of the Times


St. Theophan the Recluse on Fasting

St Theophan the Recluse- A Guide to the Heart

St. Theophan the Recluse – About Forgiveness

Selections from the Path to Salvation by St. Theophan the Recluse

St. Theophan the Recluse collected excerpts from the works of St. Epraim the Syrian and arranged them as 150 “Psalms”. the following is Psalm 11.

St. Theophan the Recluse On the Jesus Prayer - Excerpt from the book Unseen Warfare

St. Theophan the Recluse: On the Hermitage of the Heart .... St. Theophan the Recluse: On Truth and Love in the Writings of St. John the Evangelist   
 A Prayer Rule
   Practical advice about prayer
   Different kinds of Feelings in Prayer
   On Prayer
   The Jesus Prayer
   Wandering Thoughts

Rooting Out Hidden Passions

The Three Powers of the Soul and Their Curative Exercises

Rooting Out Hidden Passions

http://svetisimeon.org/en/wp-content/uploads/2010/02/strasni_sud.jpg

Passions as Damp Wood

How to Enter into Paradise a Bit Sooner


Transforming Daily Activities of LIfe into Spiritual Lessons

Four Things Essential for Our Spiritual Struggle

No Passion is too Small

Four Things Essential for Our Spiritual Struggle

segunda-feira, 11 de abril de 2011

# Il trattato del Purgatorio di S.Caterina da Genova # Il manoscritto del Purgatorio. # I nostri morti - La casa di tutti # Mese di preghiera per i defunti. # Il mistero del Purgatorio. # Il Purgatorio nella rivelazione dei santi. # Chi morrà, vedrà... Il Purgatorio e il Paradiso di Dolindo Ruotolo

Angeli e Purgatorio. Santi e Purgatorio.





Faustina era una semplice suora della congregazione religiosa “Beata Vergine Maria della Misericordia”, nata il 25 agosto del 1905 nel paesino Glogow (distretto Swinica, Polonia) e morta trentatreenne il 5 ottobre del 1938 a Cracovia, che ebbe, sebbene di scarsa educazione scolastica, un grande carisma mistico. Ancora da arcivescovo di Cracovia, Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, aprì il processo di beatificazione, cercando di farsene promotore. Come mai?
Leggi tutto...
 
SAN MICHELE, L'ANGELO DEL PURGATORIO
SAN MICHELE, L’ANGELO DEL PURGATORIO
Di don Marcello Stanzione
Il Purgatorio è uno stato d’attesa e di sofferenza, dove le anime, separate dal corpo che animavano, continuano a purificarsi ed a pagare alla giustizia di Dio i loro ultimi debiti causati dai peccati che sulla Terra non hanno espiato con le buone opere, le penitenze, le preghiere, le elemosine e le sofferenze offerte a Dio. E’ là che arriva l’anima ancora immatura di godere della visione beatifica del Paradiso, ed ella vi scende tristemente. Ha visto  Dio, e si è  sentita attratta verso di lui, come il bambino verso suo padre. Ha intravisto qualcosa degli splendori della città santa e ne è stata rapita. Purtroppo, una voce imperiosa le ha gridato: “Non ancora puoi entrare. purificati!”. Allora 
Leggi tutto...
 
THALLER E GLI ANGELI DEL PURGATORIO
MECHTHILD THALLER E GLI ANGELI DEL PURGATORIO
Di don Marcello Stanzione


Già all’età di quattro anni la tedesca Mechthild Schönwerth, nata il 30 marzo del 1868 e defunta il 30 novembre del 1919, vide spesso il suo angelo custode. A partire dal suo quinto anno di vita fu inoltre anche guidata da un arcangelo.
A Monaco, Mechthild andò a scuola presso le suore del monastero di Anger e ricevette una eccellente educazione spirituale. In quel periodo scelse come confessore il padre redentorista Schora, che deve essere stato, sotto tutti gli aspetti, uno straordinario pastore di anime, un vero illuminato da Dio. Fu molto severo nei confronti della bambina che si confessava da lui e quando seppe che Mechthild percorreva già i sentieri della grazia, guidata dal suo angelo custode, seppe come annientare sul nascere ogni germoglio di orgoglio ed egoismo e rafforzare in lei le virtù dell’umiltà e la disponibilità al sacrificio e alle sofferenze.
Leggi tutto...
 
ALCUNE PREGHIERE IN FAVORE DELLE ANIME DEL PURGATORIO.

“Con la misericordia verso le Anime del Purgatorio si ottiene soccorso in tutte le proprie necessità”.

+ + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + + +
Leggi tutto...
 
SAN MICHELE, ANGELO DELLA BUONA MORTE.
SAN MICHELE, ANGELO DELLA BUONA MORTE
Di don Marcello Stanzione

Secondo la dottrina cattolica in punto di morte noi riceviamo l’aiuto degli angeli e di san Michele.  Se vi è infatti un’ora nella quale il cristiano abbia bisogno di soccorso e di protezione, è sicuramente l’ora della morte. L’inferno si sforza in quell’istante nel rapire a Dio l’anima il cui tempo di prova sta per arrivare alla sua fine, egli dirige contro di essa tutte le sue forze ed ingaggia l’assalto supremo e definitivo.
E’ questo che spiega le angosce ed i terrori dell’agonia. Come l’uomo non sarebbe spaventato, quando si  vede circondato da nemici accaniti nella sua perdita, quando già sente venire il suo  Giudice con le sue terribili rivendicazioni?
 
KOWALSKA ED IL PURGATORIO.
E’ NELLE LIBRERIE IL TESTO SU KOWALSKA ED IL PURGATORIO DI DON STANZIONE
Di Carlo di Pietro

E’ appena arrivato nelle librerie il testo scritto da don Marcello Stanzione ed edito dalla Editrice  Segno di Udine intitolato “ Santa Faustina Kowalska e le anime del Purgatorio”, pagine 250 euro 15. Da molti anni don Marcello Stanzione è impegnato nella lotta contro la “ protestantizzazione” della fede cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, in modo subdolo, diversi teologi professionisti hanno corrotto la grande teologia cristiana relegando temi come gli angeli, i diavoli e il Purgatorio in un angolino sempre più insignificante…  
 
SANTA FRANCESCA ROMANA.
SANTA FRANCESCA ROMANA ED IL PURGATORIO
Di don Marcello Stanzione
 
Santa Francesca Romana nacque a Roma il 1384. Morì il 9 marzo 1440 a Roma E’ la protettrice delle Donne, delle Vedove, degli Autisti, degli Automobilisti e dei Motoristi; s’invoca contro la Peste e per la liberazione delle Anime del Purgatorio. E’ una santa che ben rappresenta il modello della donna Cristiana: perfetta come giovane, come sposa, come madre, come vedova, e infine come fondatrice di una Congregazione Religiosa di donne consacrate al servizio dei poveri. Apparteneva ad una nobile famiglia di Roma ed era molto colta: era esperta d’arte e di letteratura e conosceva molto bene la “ Divina Commedia ”. A tredici anni venne data in sposa a Lorenzo Ponziani, figlio di nobili romani che avevano un lussuoso palazzo nella zona di Trastevere, vicino alla Basilica di Santa Cecilia. S’inserì molto bene nella nuova famiglia, stabilendo ottimi rapporti con tutta la nobiltà, nonché con i servi e le ancelle, che Francesca considerava come suoi pari.
Leggi tutto...
 
SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE.
SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE ED IL PURGATORIO
Di don Marcello Stanzione
 
Giovanni Battista de La Salle (1651-1719) è il Fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, laici consacrati con i voti all’insegnamento scolastico e alla catechesi dei fanciulli e dei giovani, nominato da Pio XII nel 1950 patrono universale degli Educatori cristiani. Il santo francese  era il primo di dieci figli, dei quali tre divennero sacerdoti e una religiosa. Dopo l’ordinazione sacerdotale conseguì il dottorato in teologia. La sua vita era avviata all’insegnamento accademico, ma una serie di coincidenze lo introdussero nell’ambiente della scuola per i ragazzi poveri, dove colse due realtà per lui importanti. Anzitutto, l’importanza di dare una formazione integrale a tutti i ragazzi, specialmente ai più poveri, e poi di preparare maestri all’altezza della loro missione, sia dal punto di vista intellettuale e pedagogico che sotto il profilo spirituale.
Leggi tutto...
 
SAN NICOLA DA TOLENTINO ED IL PURGATORIO.
                            SAN NICOLA DA TOLENTINO ED IL PURGATORIO
Di don Marcello Stanzione
 
San Nicola da Tolentino nacque a Castel Sant’Angelo in Pontano (Macerata) il 1245. Morì a Tolentino ( Macerata ) il 10 settembre 1305. E’ il protettore della salute dei bambini e della maternità. E’ uno dei santi più amati del Medioevo invocato per la liberazione delle anime dal Purgatorio. Visse una vita di preghiera che prolungava quasi tutta la notte, di digiuni e di rigorosa penitenza.Tuttavia chi lo incontrava si trovava di fronte non allo stereotipo legato all’esercizio delle virtù cristiane, smunto e triste, bensì a un sacerdote colto, capace di attrarre l’attenzione dei devoti e nonostante la feroce astinenza cui si atteneva, mangiando al massimo pane ed acqua, sempre disposto a sorridere ed effondere anche nei più sofferenti, come nell’anima così nel corpo, una sorta di santa allegria.
Leggi tutto..
 
Angeli
1 SAN MICHELE, L'ANGELO DEL PURGATORIO Don Marcello Stanzione 208
2 THALLER E GLI ANGELI DEL PURGATORIO Don Marcello Stanzione 103
3 SAN MICHELE, ANGELO DELLA BUONA MORTE. Don Marcello Stanzione 91
4 APPARIZIONI ANGELICHE IN PUNTO DI MORTE Don Marcello Stanzione 99
 


Santi
Biografia dei santi.
1 SANTA FRANCESCA ROMANA. Don Marcello Stanzione 7
2 SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE. Don Marcello Stanzione 15
3 SAN NICOLA DA TOLENTINO ED IL PURGATORIO. Don Marcello Stanzione 46
4 KOWALSKA E IL PURGATORIO. Don Marcello Stanzione 72
5 SANTA CATERINA DA GENOVA. Don Marcello Stanzione 56
6 IL CURATO D’ARS E LE ANIME DEL PURGATORIO. Don Marcello Stanzione 66
7 LA BEATA MARIA DEGLI ANGELI. Don Marcello Stanzione 50
8 LA BEATA MARIA DELLA PROVVIDENZA. Don Marcello Stanzione 50
9 LA BEATA ANNA SCHAFFER Don Marcello Stanzione 49
10 SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE Don Marcello Stanzione 38
Scritti.
 
1 L’ANIMA DEL SACERDOTE CHE SI PAGAVA DA SE LE MESSE.  
2 ANTOLOGIA DI FRASI E SCRITTI SUL PURGATORIO.      http://www.animesantedelpurgatorio.org/  

sábado, 2 de abril de 2011

La grande promessa di San Giuseppe : "Qualunque persona dirà ogni giorno, tutto un anno, sette Padre Nostro e sette Ave Maria a riverenza dei sette dolori che io ebbi nel mondo, otterrà da Dio ogni grazia, purché sia giusta (ossia conveniente)".

 
     

 
"Qualunque persona dirà ogni giorno, tutto un anno, sette Padre Nostro e sette Ave Maria a riverenza dei sette dolori che io ebbi nel mondo, otterrà da Dio ogni grazia, purché sia giusta (ossia conveniente)".

1. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della maternità di Maria Vergine. Assistimi paternamente in vita e in morte
Padre Nostro, Ave Maria...

2. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della nascita di Gesù Bambino. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...

3. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasioni della circoncisione di Gesù Bambino. Assisti m i paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...
 
4. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della profezia di Simeone. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...

5. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione della fuga in Egitto. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...

6. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione dei ritorno dall'Egitto. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...

7. Giuseppe santo, per il dolore e la gioia che provasti in occasione dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio. Assistimi paternamente in vita e in morte.
Padre Nostro, Ave Maria...
 
http://www.tradizione.biz/devozioni/189-devozione-a-san-giuseppe/429-la-grande-promessa-di-san-giuseppe

segunda-feira, 21 de março de 2011

Hoje Festa doTrânsito de S.Bento

SAN BENITO


Vivio entre los años 480 al 547
Patrón: de las erupciones de la piel, sarpullidos,
luchar contra los envenenamientos,
para los trabajadores agriícolas, y granjeros, quienes trabajan con la forja
y fundidores del cobre. Moribundos. Contra la eripsela facial, contra la fiebre,
piedras en los organos, enfermedades inflamatorias,
enfermedades del riñones,intoxicaciones.
Patron de los monjes, y de las personas de ordenes religiosas.
De los escolares.
Espeleólogos.

LA ORACION DE LA CRUZ PROTECTORA DE SAN BENITO
Crux Sancti Patris Benedicti.
Crux Sancta Sit Mihi Lux
Non Draco Sit Mihi Dux
Vade Retro Satana
Numquam Suade Mihi Vana
Sunt Mala Quae Libas
Ipse Venena Bibas
Cruz del Santo Padre Benito
La Santa Cruz sera mi luz
no sera el demonio mi guia.
¡Apartate, Satanas!
no me sugieras cosas vanas,
maldad es lo que me brindas,
bebe tu mismo tu veneno.


ORACIÓN PARA PEDIR SU PROTECCIÓN
Santísimo confesor del Señor: Padre y jefe de los monjes, intercede por nuestra santidad, por nuestra salud de alma, cuerpo y mente.
Destierra de nuestra vida, de nuestra casa, las asechanzas del espiritu maligno .
Libranos de herejias funestas , de las malas lenguas y de toda clase de hechicerias.
Pidele al Señor, que remedie nuestras necesidades espirituales, y corporales.
Piídele también para que la santa Iglesia Catolica tenga progreso;
y para que mi alma no muera en pecado mortal,
para que así confiada en Tu poderosa intercesion,
pueda algun dia en el cielo, cantar las eternas alabanzas.
Amén.
Jesus, Maria y Jose os amo. Salvad vidas, naciones y a las almas.
Tuvo una vida de oracion, disciplina y trabajo
Se levantaba a rezar salmos a la madrugada a rezar los salmos.
San Benito, pasaba sus horas rezando y meditando.
Tambien hacia horas de trabajo manual, imitando a Jesucristo.
El trabajo era visto por San benito, como algo honroso.
Su dieta constabe de alimentos vegetarianos y ayunando diariamente,
y no comia nada hasta la tarde.
Recibía a muchas personas para dirigirlas espiritualmente.
En ocasiones, acudía a los diferentes pueblos con sus monjes a predicar.
Su trato amable con todos lo hizo famoso.
La Santa Cruz con la que hizo muchos milagros ademas de su gran amor
y fuerza fueron sis armas de batalla.
San Benito, era un exorcista de mucho poder.
Y ejercio este don para someter a los espíritus malignos utilizando
como sacramental la famosa Cruz de San Benito.
San Benito predijo el día de su muerte. Esta ocurrió el 21 de marzo del 547, y sucedio pocos días despues de la muerte de su hermana, santa Escolástica.
Es su fiesta el 11 de julio.
Algunos Milagros de San Benito.
San Gregorio, conto algunos de sus milagros en su biografía de San Benito
El joven que no sabía nadar.
Un muchacho llamado Plácido cayó en un lago de gran profundidad, y estaba ahogandose. San Benito envio a su discípulo Mauro, que era su preferido: "Láncese al agua y sálvelo". Mauro asi lo hizo, enseguida y llegó a sacarlo sano y salvo llevandolo hasta la orilla. Cuando salio del profundo lago recordo que no sabía nadar, y sin embargo había logrado atravesar esas aguas. Su obediencia al santo le permitio hacer aquel salvamento milagroso.
Edificio que cayo.
Estaban construyendo el monasterio, y se vino abajo una enorme pared sepultando a uno de los discípulos de San Benito. El se puso a rezar y envio a otros monjes que removiesen los escombros. Debajo de todo, apareció el monje sepultado, pero sano, como si hubiera despertado de un sueño.
La piedra que no se movía.
Sus religiosos constructores estaban tratando de quitar una inmensa piedra, pero esta no se podía mover ni un centímetro. Entonces San Benito les envió una bendición, y enseguida la pudieron quitar de allí, como si nada pesara .
Por esa caisa, a raiz de esta anecdota, desde siglos atrás cuando las personas tienen algún grave problema en su casa que no consiguen alejar, buscan una medalla de San Benito y le rezan con fe, obteniendo prodigios.

Si atendemos a la enorme influencia ejercida en Europa por los seguidores de San Benito, es desalentador comprobar que no tenemos biografías contemporáneas del padre del monasticismo occidental. Lo poco que conocemos acerca de sus primeros años, proviene de los "Diálogos" de San Gregorio, quien no proporciona una historia completa, sino solamente una serie de escenas para ilustrar los milagrosos incidentes de su carrera.
Benito nació y creció en la noble familia Anicia, en el antiguo pueblo de Sabino en Nurcia, en la Umbría en el año 480. Esta región de Italia es quizás la que mas santos ha dado a la Iglesia. Cuatro años antes de su nacimiento, el bárbaro rey de los Hérculos mató al último emperador romano poniendo fin a siglos de dominio de Roma sobre todo el mundo civilizado. Ante aquella crisis, Dios tenía planes para que la fe cristiana y la cultura no se apagasen ante aquella crisis. San Benito sería el que comienza el monasticismo en occidente.  Los monasterios se convertirán en centros de fe y cultura. 
 De su hermana gemela, Escolástica, leemos que desde su infancia se había consagrado a Dios, pero no volvemos a saber nada de ella hasta el final de la vida de su hermano.  El fue enviado a Roma para su "educación liberal", acompañado de una "nodriza", que había de ser, probablemente, su ama de casa.  Tenía entonces entre 13 y 15 años, o quizá un poco más.  Invadido por los paganos de las tribus arias, el mundo civilizado parecía declinar rápidamente hacia la barbarie, durante los últimos años del siglo V: la Iglesia estaba agrietada por los cismas, ciudades y países desolados por la guerra y el pillaje, vergonzosos pecados campeaban tanto entre cristianos como entre gentiles y  se ha hecho notar que no existía un solo soberano o legislador que no fuera ateo, pagano o hereje.  En las escuelas y en los colegios, los jóvenes imitaban los vicios de sus mayores y Benito, asqueado por la vida licenciosa de sus compañeros y temiendo llegar a contaminarse con su ejemplo, decidió abandonar Roma.  Se fugó, sin que nadie lo supiera, excepto su nodriza, que lo acompañó.  Existe una considerable diferencia de opinión en lo que respecta a la edad en que abandonó la ciudad, pero puede haber sido aproximadamente a los veinte años.  Se dirigieron al poblado de Enfide, en las montañas, a treinta millas de Roma.  No sabemos cuanto duró su estancia, pero fue suficiente para capacitarlo a determinar su siguiente paso.  Pronto se dio cuenta de que no era suficiente haberse retirado de las tentaciones de Roma;  Dios lo llamaba para ser un ermitaño y para abandonar el mundo y, en el pueblo lo mismo que en la ciudad, el joven no podía llevar una vida escondida, especialmente después de haber restaurado milagrosamente un objeto de barro que su nodriza había pedido prestado y accidentalmente roto.
En busca de completa soledad, Benito partió una vez más, solo, para remontar las colinas hasta que llegó a un lugar conocido como Subiaco (llamado así por el lago artificial formado en tiempos de Claudio, gracias a la represión de las aguas del Anio).  En esta región rocosa y agreste se encontró con un monje llamado Romano, al que abrió su corazón, explicándole su intención de llevar la vida de un ermitaño.  Romano mismo vivía en un monasterio a corta distancia de ahí; con gran celo sirvió al joven, vistiéndolo con un hábito de piel y conduciéndolo a una cueva en una montaña rematada por una roca alta de la que no podía descenderse y cuyo ascenso era peligroso, tanto por los precipicios como por los tupidos bosques y malezas que la circundaban.  En la desolada caverna, Benito pasó los siguientes tres años de su vida, ignorado por todos, menos por Romano, quien guardó su secreto y diariamente llevaba pan al joven recluso, quien lo subía en un canastillo que izaba mediante una cuerda.  San Gregorio dice que el primer forastero que encontró el camino hacia la cueva fue un sacerdote quien, mientras preparaba su comida un domingo de Resurrección, oyó una voz que le decía: "Estás preparándote un delicioso platillo, mientras mi siervo Benito padece hambre".  El sacerdote, inmediatamente, se puso a buscar al ermitaño, al que encontró al fin con gran dificultad.  Después de haber conversado durante un tiempo sobre Dios y las cosas celestiales, el sacerdote lo invitó a comer, diciéndole que era el día de Pascua, en el que no hay razón para ayunar.  Benito, quien sin duda había perdido el sentido del tiempo y ciertamente no tenía medios de calcular los ciclos lunares, repuso que no sabía que era el día de tan grande solemnidad.  Comieron juntos y el sacerdote volvió a casa.  Poco tiempo después, el santo fue descubierto por algunos pastores, quienes al principio lo tomaron por un animal salvaje, porque estaba cubierto con una piel 9de bestia y porque no se imaginaban que un ser humano viviera entre las rocas.  Cuando descubrieron que se trataba de un siervo de Dios, quedaron gratamente impresionados y sacaron algún fruto de sus enseñanzas.  A partir de ese momento, empezó a ser conocido y mucha gente lo visitaba, proveyéndolo de alimentos y recibiendo de él instrucciones y consejos.
Aunque vivía apartado del mundo, San Benito, como los padres del desierto, tuvo que padecer las tentaciones de la carne y del demonio, algunas de las cuales han sido descritas por San Gregorio.  "Cierto día, cuando estaba solo, se presentó el tentador.  Un pequeño pájaro negro, vulgarmente llamado mirlo, empezó a volar alrededor de su cabeza y se le acercó tanto que, si hubiese querido, habría podido cogerlo con la mano, pero al hacer la señal de la cruz el pájaro se alejó.  Una violenta tentación carnal, como nunca antes había experimentado, siguió después.  El espíritu maligno le puso ante su imaginación el recuerdo de cierta mujer que él había visto hacía tiempo, e inflamó su corazón con un deseo tan vehemente, que tuvo una gran dificultad para reprimirlo.  Casi vencido, pensó en abandonar la soledad; de repente, sin embargo, ayudado por la gracia divina, encontró la fuerza que necesitaba y, viendo cerca de ahí un tupido matorral de espinas y zarzas, se quitó sus vestiduras y se arrojó entre ellos.  Ahí se revolcó hasta que todo su cuerpo quedó lastimado.  Así, mediante aquellas heridas corporales, curó las heridas de su alma", y nunca volvió a verse turbado en aquella forma.
En Vicovaro, en Tívoli y en Subiaco, sobre la cumbre de un farallón que domina Anio, residía por aquel tiempo una comunidad de monjes, cuyo abad había muerto y por lo tanto decidieron pedir a San Benito que tomara su lugar.  Al principio rehusó, asegurando a la delegación que había venido a visitarle que sus modos de vida no coincidían --quizá él había oído hablar de ellos--.  Sin embargo, los monjes le importunaron tanto, que acabó por ceder y regresó con ellos para hacerse cargo del gobierno.  Pronto se puso en evidencia que sus estrictas nociones de disciplina monástica no se ajustaban a ellos, porque quería que todos vivieran en celdas horadadas en las rocas y, a fin de deshacerse de él, llegaron hasta poner veneno en su vino.  Cuando hizo el signo de la cruz sobre el vaso, como era su costumbre, éste se rompió en pedazos como si una piedra hubiera caído sobre él.  "Dios os perdone, hermanos", dijo el abad con tristeza.  "¿Por qué habéis maquinado esta perversa acción contra mí?  ¿No os dije que mis costumbres no estaban de acuerdo con las vuestras?  Id y encontrad un abad a vuestro gusto, porque después de esto yo no puedo quedarme por más tiempo entre vosotros".  El mismo día retornó a Subiaco, no para llevar por más tiempo una vida de retiro, sino con el propósito de empezar la gran obra para la que Dios lo había preparado durante estos años de vida oculta.
Empezaron a reunirse a su alrededor los discípulos atraídos por su santidad y por sus poderes milagrosos, tanto seglares que huían del mundo, como solitarios que vivían en las montañas.  San Benito se encontró en posición de empezar aquel gran plan, quizás revelado a él en la retirada cueva, de "reunir en aquel lugar, como en un aprisco del Señor, a muchas y diferentes familias de santos monjes dispersos en varios monasterios y regiones, a fin de hacer de ellos un sólo rebaño según su propio corazón, para unirlos más y ligarlos con los fraternales lazos, en una casa de Dios bajo una observancia regular y en permanente alabanza al nombre de Dios".  Por lo tanto, colocó a todos los que querían obedecerle en los doce monasterios hechos de madera, cada uno con su prior.  El tenía la suprema dirección sobre todos, desde donde vivía con algunos monjes escogidos, a los que deseaba formar con especial cuidado.  Hasta ahí, no tenía escrita una regla propia, pero según un antiguo documento, los monjes de los doce monasterios aprendieron la vida religiosa, "siguiendo no una regla escrita, sino solamente el ejemplo de los actos de San Benito".  Romanos y bárbaros, ricos y pobres, se ponían a disposición del santo, quien no hacía distinción de categoría social o nacionalidad.  Después de un tiempo, los padres venían para confiarles a sus hijos a fin de que fueran educados y preparados para la vida monástica.  San Gregorio nos habla de dos nobles romanos, Tértulo, el patricio y Equitius, quienes trajeron a sus hijos, Plácido, de siete años y Mauro de doce, y dedica varias páginas a estos jóvenes novicios.  (Véase San Mauro, 15 de enero y San Plácido, 5 de octubre).
En contraste con estos aristocráticos jóvenes romanos, San Gregorio habla de un rudo e inculto godo que acudió a San Benito, fue recibido con alegría y vistió el hábito monástico.  Enviado con una hoz para que quitara las tupidas malezas del terreno desde donde se dominaba el lago, trabajó tan vigorosamente, que la cuchilla de la hoz se salió del mango y desapareció en el lago.  El pobre hombre estaba abrumado de tristeza, pero tan pronto como San Benito tuvo conocimiento del accidente, condujo al culpable a la orilla de las aguas, le arrebató el mango y lo arrojó al lago.  Inmediatamente, desde el fondo, surgió la cuchilla de hierro y se ajustó automáticamente al mango.  El abad devolvió la herramienta, diciendo: "¡Toma!  Prosigue tu trabajo y no te preocupes".  No fue el menor de los milagros que San Benito hizo para acabar con el arraigado prejuicio contra el trabajo manual, considerado como degradante y servil.  Creía que el trabajo no solamente dignificaba, sino que conducía a la santidad y, por lo tanto, lo hizo obligatorio para todos los que ingresaban a su comunidad, nobles y plebeyos por igual.  No sabemos cuanto tiempo permaneció el santo en Subiaco, pero fue lo suficiente para establecer su monasterio sobre una base firme y fuerte.  Su partida fue repentina y parece haber sido impremeditada.  Vivía en las cercanías un indigno sacerdote llamado Florencio quien, viendo el éxito que alcanzaba San Benito y la gran cantidad de gente que se reunía en torno suyo, sintió envidia y trató de arruinarlo.  Pero como fracasó en todas sus tentativas para desprestigiarlo mediante la calumnia y para matarlo con un pastel envenenado que le envió (que según San Gregorio fue arrebatado milagrosamente por un cuervo), trató de seducir a sus monjes, introduciendo una mujer de mala vida en el convento.  El abad, dándose perfecta cuenta de que los malvados planes de Florencio estaban dirigidos contra él personalmente, resolvió abandonar Subiaco por miedo de que las almas de sus hijos espirituales continuaran siendo asaltadas y puestas en peligro.  Dejando todas sus cosas en orden, se encaminó desde Subiaco al territorio de Monte Cassino.  Es esta una colina solitaria en los límites de Campania, que domina por tres lados estrechos valles que corren hacia las montañas y, por el cuarto, hasta el Mediterráneo, una planicie ondulante que fue alguna vez rica y fértil, pero que, carente de cultivos por las repetidas irrupciones de los bárbaros, se había convertido en pantanosa y malsana.  La población de Monte Cassino, en otro tiempo lugar importante, había sido aniquilada por los godos y los pocos habitantes que quedaban, habían vuelto al paganismo o mejor dicho, nunca lo habían dejado.  Estaban acostumbrados a ofrecer sacrificios en un templo dedicado a Apolo, sobre la cuesta del monte.  Después de cuarenta días de ayuno, el santo se dedicó, en primer lugar, a predicar a la gente y a llevarla a Cristo.  Sus curaciones y milagros obtuvieron muchos conversos, con cuya ayuda procedió a destruir el templo, su ídolo y su bosque sagrado.  Sobre las ruinas del templo, construyó dos capillas y alrededor de estos santuarios se levantó, poco a poco, el gran edificio que estaba destinado a convertirse en la más famosa abadía que el mundo haya conocido.  Los cimientos de este edificio parecen haber sido echados por San Benito, alrededor del año 530.  De ahí partió la influencia que iba a jugar un papel tan importante en la cristianización y civilización de la Europa post-romana.  No fue solamente un museo eclesiástico lo que se destruyó durante la segunda Guerra Mundial, cuando se bombardeó Monte Cassino.
Es probable que Benito, de edad madura, en aquel entonces, pasara nuevamente algún tiempo como ermitaño; pero sus discípulos pronto acudieron también a Monte Cassino.  Aleccionado sin duda por su experiencia en Sabiaco, no los mandó a casas separadas, sino que los colocó juntos en un edificio gobernado por un prior y decanos, bajo su supervisión general.  Casi inmediatamente después, se hizo necesario añadir cuartos para huéspedes, porque Monte Cassino, a diferencia de Subiaco, era fácilmente accesible desde Roma y Cápua.  No solamente los laicos, sino también los dignatarios de la Iglesia iban para cambiar impresiones con el fundador, cuya reputación de santidad, sabiduría y milagros habíase extendido por todas partes.  Tal vez fue durante ese período cuando comenzó su "Regla", de la que San Gregorio dice que da a entender "todo su método de vida y disciplina, porque no es posible que el santo hombre pudiera enseñar algo distinto de lo que practicaba".  Aunque primordialmente la regla está dirigida a los monjes de Monte Cassino, como señala el abad Chapman, parece que hay alguna razón para creer que fue escrita para todos los monjes del occidente, según deseos del Papa San Hormisdas.  Está dirigida a todos aquellos que, renunciando a su propia voluntad, tomen sobre sí "la fuerte y brillante armadura de la obediencia para luchar bajo las banderas de Cristo, nuestro verdadero Rey", y prescribe una vida de oración litúrgica, estudio, ("lectura sacra") y trabajo llevado socialmente, en una comunidad y bajo un padre común.  Entonces y durante mucho tiempo después, sólo en raras ocasiones un monje recibía las órdenes sagradas y no existe evidencia de que el mismo San Benito haya sido alguna vez sacerdote.  Pensó en proporcionar "una escuela para el servicio del Señor", proyectada para principiantes, por lo que el ascetismo de la regla es notablemente moderado.  No se alentaban austeridades anormales ni escogidas por uno mismo y, cuando un ermitaño que ocupaba una cueva cerca de Monte Cassino encadenó sus pies a la roca, San Benito le envió un mensaje que decía:  "Si eres verdaderamente un siervo de Dios, no te encadenes con hierro, sino con la cadena de Cristo".  La gran visión en la que Benito contempló, como en un rayo de sol, a todo el mundo alumbrado por la luz de Dios, resume la inspiración de su vida y de su regla.  El santo abad, lejos de limitar sus servicios a los que querían seguir su regla, extendió sus cuidados a la población de las regiones vecinas: curaba a los enfermos, consolaba a los tristes, distribuía limosnas y alimentó a los pobres y se dice que en más de una ocasión resucitó a los muertos.  Cuando la Campania sufría un hambre terrible, donó todas las provisiones de la abadía, con excepción de cinco panes.  "No tenéis bastante ahora", dijo a sus monjes, notando su consternación, "pero mañana tendréis de sobra".  A la mañana siguiente, doscientos sacos de harina fueron depositados por manos desconocidas en la puerta del monasterio.  Otros ejemplos se han proporcionado para ilustrar el poder profético de San Benito, al que se añadía el don de leer los pensamientos de los hombres.  Un noble al que convirtió, lo encontró cierta vez llorando e inquirió la causa de su pena.  El abad repuso: "este monasterio que yo he construido y todo lo que he preparado para mis hermanos, ha sido entregado a los gentiles por un designio del Todopoderoso.  Con dificultad he logrado obtener misericordia para sus vidas".  La profecía se cumplió cuarenta años después, cuando la abadía de Monte Cassino fue destruida por los lombardos.
Cuando el godo Totila avanzaba trinfante a través del centro de Italia, concibió el deseo de visitar a San Benito, porque había oído hablar mucho de él.  Por lo tanto, envió aviso de su llegada al abad, quien accedió a verlo.  Para descubrir si en realidad el santo poseía los poderes que se le atribuían, Totila ordenó que se le dieran a Riggo, capitán de su guardia, sus propias ropas de púrpura y lo envió a Monte Cassino con tres condes que acostumbraban asistirlo.  La suplantación no engañó a San Benito, quien saludó a Riggo con estas palabras: "hijo mío, quítate las ropas que vistes; no son tuyas".  Su visitante se apresuró a partir para informar a su amo que había sido descubierto.  Entonces, Totila, fue en persona hacia el hombre de Dios y, se dice que se atemorizó tanto, que cayó postrado.  Pero Benito lo levantó del suelo, le recriminó por sus malas acciones y le predijo, en pocas palabras, todas las cosas que le sucederían.  Al punto, el rey imploró sus oraciones y partió, pero desde aquella ocasión fue menos cruel.  Esta entrevista tuvo lugar en 542 y San Benito difícilmente pudo vivir lo suficiente para ver el cumplimiento total de su propia profecía.
Anuncia su muerte
El santo que había vaticinado tantas cosas a otros, fue advertido con anterioridad acerca de su próxima muerte.  Lo notificó a sus discípulos y, seis días antes del fin, les pidió que cavaran su tumba.  Tan pronto como estuvo hecha fue atacado por la fiebre.  El 21 de marzo del año 543, durante las ceremonias del Jueves Santo, recibió la Eucaristía.  Después, junto a sus monjes, murmuró unas pocas palabras de oración y murió de pie en la capilla, con las manos levantadas al cielo. Sus últimas palabras fueron: "Hay que tener un deseo inmenso de ir al cielo".  Fue enterrado junto a Santa Escolástica, su hermana, en el sitio donde antes se levantaba el altar de Apolo, que él había destruido.  
Dos de sus monjes estaban lejos de allí rezando, y de pronto vieron una luz esplendorosa que subía hacia los cielos y exclamaron: "Seguramente es nuestro Padre Benito, que ha volado a la eternidad".  Era el momento preciso en el que moría el santo.
Que Dios nos envíe muchos maestros como San Benito, y que nosotros también amemos con todo el corazón a Jesús.
En 1964 Pablo VI declara a san Benito patrono principal de Europa. 

GRACIAS POR LOS DATOS DETALLADOS A CORAZONES.ORG

sábado, 19 de março de 2011

Da dignidade de São José, Esposo da Virgem Maria Por Santo Afonso Maria de Ligório


Iacob autem genuit Ioseph, virum Mariae, de qua natus est Iesus ― «Jacob gerou a José, esposo de Maria, da qual nasceu Jesus» (Mat. 1, 16)
Sumário: Para formarmos uma ideia da dignidade de São José, basta ponderarmos que, na qualidade de esposo de Maria e chefe da sagrada Família, tinha verdadeiros direitos sobre a Mãe de Deus e seu divino Filho, que assumiram a obrigação de lhe obedecer, e lhe obedeceram em tudo. Quanto devemos, pois, honrar àquele a quem Deus honrou tanto! Quanto devemos confiar na eficácia de sua proteção! ― E tu, és-lhe realmente devoto?... Recorres prontamente a ele em tuas necessidades?
I. Considera em primeiro lugar a dignidade de São José por ser esposo de Maria. Nesta qualidade adquiriu o direito de lhe dar ordens, e Maria, na qualidade de esposa, assumiu a obrigação de obedecer a São José. O humílimo São José nunca se serviu de mandos para com a santa Virgem, mas somente de pedidos, por venerar nela a grande santidade e a dignidade de Mãe de Deus. A humílima Esposa, porém, entre todas as criaturas a mais humilde, considerava sempre aqueles pedidos como outras tantas ordens. ― Ó Maria, ó José, ó Esposos santíssimos, que por vossa grande humildade vos fizestes tão amados de Deus, suplico-vos que me alcanceis o perdão de todos os meus atos de soberba, e a graça de sofrer d’aqui por diante com paciência todos os desprezos e injúrias que me vierem da parte dos homens, porquanto hei merecido ser pisado aos pés dos demônios no inferno.
Considera em segundo lugar a alta dignidade de São José por lhe ser conferido por Deus o ofício de pai de Jesus Cristo: Et erat subditus illis (Luc. 2, 51) ― «E era-lhes submisso». Quem é que estava submisso? O Rei do mundo, o Filho de Deus e também verdadeiramente Deus todo-poderoso, eterno, perfeito, em tudo igual ao Pai. Este é quem na terra quis estar submisso a São José. Por si mesmo não tinha José autoridade sobre Jesus, por não ser o pai verdadeiro, mas tão somente o pai putativo. Como esposo, porém, e chefe de Maria, foi o chefe também de Jesus Cristo, enquanto homem, por ser o fruto das entranhas de Maria. Quem é dono de uma árvore, o é também dos frutos.
Eis porque a Beata Virgem o chamou pai de Jesus: Pater tuus et ego dolentes quaerebamos te (Luc. 2, 48) ― «Eu e teu pai angustiados te procuramos».
Foi portanto a São José, como chefe daquela pequena Família, que coube o ofício de mandar, e a Jesus o de obedecer; de sorte que Jesus nada fazia, não se movia, não tomava alimento nem repouso, senão segundo as ordens de José. Ó dignidade inefável!
II. Devemos honrar muito aquele a quem Deus mesmo tanto tem honrado. E grande confiança devemos pôr na proteção de São José, que viu nesta terra o Senhor do mundo submisso às suas ordens. Escreve Santa Teresa: «O Senhor nos quis dar a entender que, assim como na terra quis ficar submisso a São José, assim faz agora no céu tudo o que o Santo lhe pede».
Meu santo Patriarca, pela grande reverência que, como a seu esposo, vos teve Maria, rogo-vos que me recomendeis a ela, e me alcanceis a graça de ser o seu verdadeiro e fiel servo até à morte. E pela submissão que na terra vos mostrou o Verbo encarnado, obtende-me a graça de lhe obedecer e de amá-lo perfeitamente. No céu Jesus se compraz em conceder todas as graças que vós pedis em favor daqueles que a vós se recomendam. Eu também, miserável como sou, me recomendo a vós, escolho-vos por meu advogado especial e prometo honrar-vos cada dia com algum obséquio particular. Meu Pai, São José, por piedade, alcançai-me aquela graça que vós sabeis ser mais útil à minha alma, e especialmente a virtude da santa pureza.
«Sim, glorioso São José, pai e protetor das virgens, guarda fiel, a quem Deus confiou Jesus, a mesma inocência, e Maria, a virgem das virgens, eu vos peço e conjuro por Jesus e Maria, este duplo depósito a vós tão caro, com vosso eficaz auxílio dai-me conservar meu coração isento de toda mancha, e que, puro e casto, sirva constantemente a Jesus e Maria em perfeita castidade»[1]. ― E vós, ó Mãe de Deus e minha Mãe Maria, pela santa humildade e obediência com que executastes tudo que vosso santo Esposo José vos pedia, alcançai-me de Deus a graça da santa humildade e da perfeita obediência a seus preceitos divinos[2].
[1] Indulgência de 100 dias.
[2] Esta meditação, embora não se ache nas obras completas de Santo Afonso, é todavia do santo Doutor.
---------------
Santo Afonso Maria de Ligório. Meditações: Para todos os Dias e Festas do Ano: Tomo Primeiro: Desde o primeiro Domingo do Advento até Semana Santa inclusive. Friburgo: Herder & Cia, 1921, p. 324-326.
http://www.mulhercatolica.org/

domingo, 13 de março de 2011

Desde o Céu os Santos vêm o que acontece e interferem na nossa terra

 

Para os medievais, esta terra não tinha um teto fechado e um chão de chumbo que confina os homens.
Pelo contrário, para cima eles tinham certeza que o mundo das almas que se salvaram agia e participava nesta nossa vida.

E que era possível pela oração se comunicar com esse mundo imerso na glória divina. E vice-versa, acreditavam e experimentavam também que o inferno se agita e vive espalhando caos.

Não era uma mera crendice. Esses horizontes superiores e inferiores têm plena justificação na mais estrita teologia católica.

Eis como explica essa interação o famoso teólogo dominicano Reginald Garrigou Lagrange:


Os bem-aventurados vêem também em Deus, in verbo, a humanidade santa que o Filho único assumiu para sempre a fim de nos salvar.

Contemplam nela a graça da união hipostática, a plenitude da graça, da glória e da caridade da alma santa de Jesus, o valor infinito dos seus atos, o valor infinito de cada Missa, a vitalidade sobrenatural de todo o corpo místico da Igreja triunfante, padecente e militante.

Contemplam admirados as prerrogativas de Cristo como Sacerdote eterno, como Juiz dos vivos e dos mortos, como Rei universal de todas as criaturas e como Pai dos pobres.

Pela própria visão beatífica, os santos contemplam em Deus a eminente dignidade da sua Mãe, a plenitude de graça, as virtudes, os dons, a mediadora universal e a co-redentora.

E como a bem-aventurança encerra um estado perfeito que pressupõe todos os bens legítimos, cada santo no Céu conhece em Deus os restantes dos bem-aventurados. Sobretudo aqueles que conheceu anteriormente, e que amou sobrenaturalmente.

Do mesmo modo, cada santo vê através de idéias criadas — quer em Deus, quer fora d’Ele — aqueles que ainda vivem na Terra ou que estão no Purgatório, e que se encontram ligados a ele por determinada relação.

Por exemplo, o fundador de uma Ordem está a par de tudo o que diz respeito à família religiosa, e sabe das orações que os seus filhos lhe dirigem.

Um pai e uma mãe conhecem as necessidades espirituais dos filhos que ainda vivem na Terra. Um amigo, chegado ao fim da viagem, encontra-se preparado para facilitar a viagem dos amigos que se dirigem a ele.

São Cipriano diz: "Todos aqueles de nós que chegaram à pátria esperam pelos outros, desejam-lhes ardentemente a mesma felicidade, e mostram-se cheios de solicitude para com eles".

(Fonte: Pe. Garrigou-Lagrange, "O Homem e a Eternidade" - Lisboa)

fontr:Orações e milagres medievais